Il giuramento di Ippocrate è un solenne impegno etico che i medici pronunciano, in varie forme, al termine degli studi universitari o all’inizio della loro professione. Prende il nome da Ippocrate di Coo, medico greco vissuto nel V secolo a.C., considerato il “padre della medicina occidentale”. Il giuramento originale, redatto in greco antico, risale probabilmente al IV secolo a.C. ed è contenuto nel Corpus Hippocraticum, una raccolta di circa 70 testi attribuiti (non tutti con certezza) a Ippocrate o alla sua scuola.
Nel testo originario, il medico giura davanti agli dèi della medicina — Asclepio, Igea e Panacea — di esercitare la professione con rispetto, umanità e riservatezza.
Nel corso dei secoli, il giuramento è stato modificato e adattato per riflettere l’evoluzione della medicina e della società. La versione più diffusa oggi è la Dichiarazione di Ginevra, adottata dall’Associazione Medica Mondiale nel 1948, subito dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale e degli esperimenti medici nei lager nazisti.
Questa versione è stata più volte aggiornata, da ultimo nel 2017, per includere temi come l’equità nell’accesso alle cure, il rispetto del consenso informato, il benessere del medico e la protezione della riservatezza anche dopo la morte del paziente.
In Italia, non esiste un obbligo legale di pronunciare formalmente il giuramento al momento dell’abilitazione. Tuttavia, molte facoltà di Medicina organizzano una cerimonia simbolica alla laurea, con lettura pubblica del giuramento.
La versione italiana più diffusa è quella proposta dalla FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), che integra i principi ippocratici con quelli della Costituzione e della deontologia medica contemporanea.

Testo moderno Giuramento di Ippocrate
Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
– di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione;
– di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
– di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
– di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;
– di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;
– di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;
– di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona;
– di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;
– di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
– di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;
– di prestare soccorso nei casi d’urgenza e di mettermi a disposizione dell’Autorità competente, in caso di pubblica calamità;
– di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;
– di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della professione
Nel Medioevo il giuramento veniva recitato in latino durante i riti accademici nelle prime università europee. Alcuni Paesi musulmani adottano una versione ispirata ad Avicenna, medico e filosofo persiano del X secolo.



