Fumettista, pittore, appassionato di musica e narratore di un’Italia inquieta: questo era Andrea Pazienza, artista poliedrico morto prematuramente ma in grado di disegnare il caos e la poesia dell’epoca in cui è vissuto. Scopriamo insieme chi era, a 69 anni esatti dalla sua nascita.
Nato il 23 maggio 1956 a San Benedetto del Tronto, Andrea cresce tra la Puglia di San Severo, dove vive con la famiglia, e il mare dell’Adriatico. A soli 18 mesi disegna il suo primo orso: “Questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare“, dirà molto tempo dopo. A 12 anni si trasferisce a Pescara per studiare al liceo artistico, dove incontra Tanino Liberatore, un altro futuro maestro del fumetto. Qui inizia a dare forma al suo talento dipingendo e creando i suoi primi fumetti.
È a Bologna, negli anni del DAMS, che Pazienza trova il suo mondo. Gli anni ’70 sono un’esplosione di idee: il Movimento del ’77, le proteste studentesche, la controcultura. In questo caos nasce Le straordinarie avventure di Pentothal (1977), il primo fumetto pubblicato, un viaggio psichedelico che cattura lo spirito ribelle di Bologna. È l’inizio di una carriera che cambierà il fumetto italiano.
Negli anni ’80 Pazienza collabora con Cannibale, una rivista irriverente fondata da Stefano Tamburini e Massimo Mattioli, e poi con Frigidaire, dove dà vita a Zanardi, il liceale cinico e amorale che incarna il lato oscuro degli anni ’80. Zanardi non è solo un personaggio ma anche lo specchio di una generazione che naviga tra sogni infranti, eccessi e ironia. Per Frigidaire Pazienza disegna storie, copertine, locandine, persino un albo dedicato a Pertini in 3 giorni.

Lavora a ritmo forsennato, e non si ferma al fumetto: disegna manifesti per Fellini (La città delle donne), copertine per Vecchioni e la Premiata Forneria Marconi, scenografie per il teatro; insegna alla Scuola di Fumetto di Bologna, accanto a maestri come Magnus e Mattotti, e lascia il segno con opere come Pompeo, un romanzo a fumetti cupo e poetico; dipinge murales, illustra poesie, crea mondi.
Dietro il genio, però, c’è un’ombra: come tanti della sua generazione, Pazienza si avvicina all’eroina. La dipendenza lo travolge, alternando momenti di lucidità a cadute profonde. La sua vita privata ne risente, ma anche nei momenti più bui egli continua a creare; si trasferisce a Montepulciano, sposa la fumettista Marina Comandini nel 1986 e sembra uscirne. Tuttavia la notte del 16 giugno 1988, a soli 32 anni, Andrea muore nella sua casa: la famiglia sostiene che si sia trattato di un malore, ma sono in molti a ipotizzare che a ucciderlo sia stata invece un’overdose.
La morte di Pazienza lascia un vuoto, ma il suo lavoro continua a vivere. Le sue tavole sono ristampate, esposte, celebrate. Il film Paz! (2002) porta al cinema i suoi personaggi, mentre il documentario Paz’77 racconta la genesi di Pentothal. Da Bologna a San Severo il suo nome è ovunque: una targa, un lungomare, un archivio. Artisti come Benigni, che gli dedica Il piccolo diavolo, e scrittori come Brizzi e Moccia lo omaggiano. Zanardi appare persino in Dylan Dog, come un’icona eterna.



