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Home » Ambiente » 8 giugno, Giornata Mondiale degli Oceani: perché il pianeta celebra il mare e cosa rischia di perdere

8 giugno, Giornata Mondiale degli Oceani: perché il pianeta celebra il mare e cosa rischia di perdere

L'oceano è il cuore blu del nostro pianeta. Ma inquinamento, pesca intensiva e cambiamento climatico, lo mettono sempre più a rischio.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino8 Giugno 2025
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Un'immagine dell'oceano
Un'immagine dell'oceano (fonte: Unsplash)

Oggi, 8 giugno, si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2008 con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza globale sull’importanza degli oceani per la vita sulla Terra e per il benessere umano. La data rappresenta un’occasione fondamentale per riflettere sull’urgenza di proteggere questi ecosistemi, minacciati in modo crescente da attività antropiche, cambiamenti climatici e sfruttamento intensivo.

La prima proposta per istituire una giornata mondiale dedicata agli oceani fu avanzata nel 1992 durante il Vertice della Terra di Rio de Janeiro (UNCED). Tuttavia, è stato solo nel 2008 che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto ufficialmente l’8 giugno come Giornata Mondiale degli Oceani. Da allora, questa ricorrenza viene celebrata ogni anno con eventi, iniziative educative e campagne di sensibilizzazione in tutto il mondo, promosse sia da organismi internazionali che da istituzioni locali e ONG.

le onde dell'oceano
le onde dell’oceano (fonte: Unsplash)

L’oceano copre circa il 71% della superficie terrestre ed è essenziale per la regolazione del clima, la produzione di ossigeno e il mantenimento della biodiversità. Secondo l’UNESCO, il 50-80% dell’ossigeno presente nell’atmosfera viene prodotto dal fitoplancton marino. Inoltre, l’oceano assorbe circa un terzo delle emissioni di anidride carbonica generate dall’attività umana, svolgendo un ruolo chiave nella mitigazione del cambiamento climatico.

In termini di biodiversità, ospita circa 200.000 specie marine conosciute, anche se il numero reale potrebbe essere molto più elevato. Oltre agli aspetti ambientali, l’oceano sostiene attività economiche vitali: fornisce cibo a oltre tre miliardi di persone, genera milioni di posti di lavoro attraverso la pesca, il turismo e il trasporto marittimo, e contribuisce in modo significativo allo sviluppo sostenibile.

Gli oceani sono oggi sotto pressione a causa di diversi fattori critici:

  • inquinamento da plastica: ogni anno finiscono negli oceani circa 11 milioni di tonnellate di plastica, con gravi conseguenze per la fauna marina e per la catena alimentare;
  • acidificazione: l’eccesso di CO₂ assorbita modifica il pH delle acque marine, danneggiando coralli e organismi calcificanti;
  • sovrasfruttamento delle risorse: la pesca intensiva ha portato a un declino drammatico di molte specie ittiche.
  • riscaldamento delle acque: l’aumento della temperatura oceanica sta alterando gli ecosistemi marini e provocando fenomeni di sbiancamento dei coralli.

L’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, evidenzia che in Italia, oltre il 90% dei rifiuti marini spiaggiati è costituito da plastica monouso, mentre nei fondali del Mar Adriatico sono state ritrovate concentrazioni di rifiuti tra le più alte d’Europa. L’inquinamento marino è un’emergenza ambientale che richiede interventi coordinati e un’azione politica incisiva.

Nel quadro della Giornata Mondiale degli Oceani si inserisce anche il Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile (2021–2030), promosso dalle Nazioni Unite e coordinato dall’IOC/UNESCO. Questo decennio mira a rafforzare la ricerca marina, favorire la condivisione dei dati, promuovere l’innovazione tecnologica e sviluppare capacità nei Paesi in via di sviluppo.

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