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Home » Cultura » Storia » La guerra di Corea? Tecnicamente non è ancora finita. Ecco perché

La guerra di Corea? Tecnicamente non è ancora finita. Ecco perché

75 anni fa, l'inizio della Guerra di Corea, un conflitto sanguinoso, frutto della Guerra Fredda, formalmente non concluso.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino25 Giugno 2025
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Guerra Corea
Kim Il-sung firma l'armistizio (Fonte: Hulton) Archive/GettyImages

La guerra di Corea, iniziata il 25 giugno 1950, non si può considerare conclusa. Il 27 luglio 1953 fu firmato solo un armistizio, ossia un cessate il fuoco, non un trattato di pace. La tregua fu siglata da USA, Cina e Corea del Nord, ma non dalla Corea del Sud, che rifiutò di riconoscere una divisione permanente del paese. Di conseguenza, benché i combattimenti siano cessati, lo stato di guerra non è mai formalmente terminato.

Il conflitto iniziò quando la Corea del Nord invase la Corea del Sud nel tentativo di riunificare la penisola sotto un regime comunista. Fu una delle prime manifestazioni concrete della Guerra Fredda, con Stati Uniti e Nazioni Unite a supporto del Sud e Cina (insieme all’URSS) a fianco del Nord. La guerra causò oltre 3 milioni di morti, distruzioni enormi e sfollamenti di massa. Il fronte si stabilizzò intorno al 38° parallelo, ma nessuna delle due Coree riuscì a prevalere. Le ostilità terminarono nel 1953 con un armistizio, ma senza un trattato di pace.

Non essendo mai stato ratificato un trattato di pace, la penisola coreana rimane in un “conflitto congelato”: le due Coree vivono ancora in stato di tensione militare. La zona demilitarizzata (DMZ), larga 4 km e attraversata grossomodo dal 38° parallelo, è oggi uno dei confini più fortificati al mondo. Inoltre, gli episodi di violazioni dell’armistizio non sono mancati: scontri occasionali come l’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan nel 2010 o il bombardamento dell’isola Yeonpyeong hanno dimostrato la fragilità della tregua.

Il generale Douglas MacArthur e il presidente della Corea del Sud Rhee Syngman
Il generale Douglas MacArthur e il presidente della Corea del Sud Rhee Syngman (fonte: Library of Congress/GettyImages)

L’armistizio prevedeva lo scambio dei prigionieri di guerra, un nodo cruciale nei negoziati; alla fine, circa 75.000 prigionieri comunisti furono rimpatriati, mentre oltre 22.000 detenuti decisero di non tornare . Tuttavia, molti soldati sudcoreani e anche qualche soldato americano rimangono ancora ufficialmente dispersi o detenuti in Corea del Nord.

Le conferenze internazionali pensate per trasformare la tregua in pace, come quella di Ginevra del 1954 o i colloqui multilaterali degli anni ’90, non hanno mai raggiunto un accordo definitivo. La Cina si ritirò dal comitato militare di monitoraggio nel 1994, lasciando solo USA e Corea del Nord a gestire l’armistizio . La Corea del Sud, pur desiderosa di una pace formale, non ha mai firmato e resta ostaggio di complessità legali e costituzionali che complicano un suo eventuale ingresso nei negoziati .

L’assenza di un trattato di pace ha conseguenze concrete. Primo, nessuna delle due Coree ha rinunciato al diritto di usare la forza per risolvere il conflitto. Secondo, la natura indefinita della guerra legittima un elevato livello di militarizzazione. Truppe straniere, eserciti nazionali potenti, armamenti avanzati, inclusi quelli nucleari, rimangono concentrati nella regione. Terzo, le questioni umanitarie – come i prigionieri non rimpatriati e le vittime di abusi – restano aperte .

Oggi, la comunità internazionale ritiene che un vero trattato di pace – firmato da USA, Cina, Corea del Nord e Corea del Sud – sia l’unica via per concludere ufficialmente la guerra, ridurre le tensioni nucleari e migliorare la situazione dei diritti umani . Solo un trattato formale scioglierebbe l’armistizio, abolirebbe il Comando ONU, e creerebbe le basi per una relazione stabile tra i due Stati, aprendo la strada al disarmo e alla demilitarizzazione .

 

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