Le patatine, i salumi confezionati e le bibite zuccherate sembrano innocue, specialmente se consumate ogni tanto. Ma la scienza è chiara: anche piccole quantità, se consumate regolarmente, possono aumentare in modo significativo il rischio di malattie gravi. A dirlo è una nuova ricerca pubblicata su Nature Medicine, basata sull’analisi di decine di studi precedenti. Il verdetto? Nessuna dose di junk food è veramente sicura.
Il team di ricerca ha esaminato sistematicamente oltre 60 studi per capire il legame tra tre tipi di alimenti e alcune delle malattie più diffuse al mondo: le carni lavorate (come salsicce, wurstel, salame, pancetta), le bevande zuccherate (come cola, aranciata, tè dolcificati) e i grassi trans (presenti in molti prodotti confezionati o fritti). I risultati parlano chiaro. Anche consumi quotidiani modesti comportano un aumento del rischio di diabete di tipo 2, tumore del colon-retto e malattie cardiache ischemiche (cioè causate da una ridotta circolazione del sangue al cuore).

Ad esempio, mangiare ogni giorno una quantità pari a un hot dog (circa 50 grammi) aumenta dell’11% il rischio di diabete di tipo 2 e del 7% quello di tumore al colon, rispetto a chi non ne consuma affatto. Allo stesso modo, bere una lattina di bibita zuccherata al giorno è associato a un aumento dell’8% nel rischio di diabete e del 2% nel rischio di malattia cardiaca. Anche i grassi trans, sebbene in percentuali ridotte nella dieta (0,25-2,56% delle calorie giornaliere), fanno aumentare almeno del 3% il rischio di problemi cardiaci.
Questi numeri potrebbero sembrare piccoli, ma secondo gli esperti la loro costanza e ripetitività tra studi rende i risultati estremamente solidi. Lo ha spiegato il professor Mingyang Song della Harvard School of Public Health, sottolineando che il rischio aumenta con il consumo: più junk food si introduce nella dieta, più cresce la probabilità di ammalarsi.
Il problema non sta solo nelle calorie, ma anche in ciò che questi alimenti fanno al nostro organismo. Le carni lavorate, ad esempio, contengono nitriti, sostanze che nello stomaco si trasformano in nitrosammine, composti potenzialmente cancerogeni. Le bevande zuccherate, invece, forniscono enormi quantità di zucchero in modo rapido, causando infiammazioni e scompensi metabolici. I grassi trans, infine, alterano i livelli di colesterolo e favoriscono l’infiammazione, aumentando il rischio di malattie croniche.
La metodologia usata nella ricerca, chiamata Burden of Proof, tiene conto non solo dei risultati, ma anche della qualità dei dati. Anche se i ricercatori ammettono che gli studi osservazionali non possono dimostrare un nesso di causa-effetto diretto, la coerenza tra i dati è tale da giustificare una raccomandazione chiara: limitare il più possibile questi alimenti.



