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Home » Lifestyle » Si chiama sedere da ufficio e sta “tormentando” molte donne (ma si può sistemare)

Si chiama sedere da ufficio e sta “tormentando” molte donne (ma si può sistemare)

Il sedere da ufficio è il nuovo fenomeno virale che preoccupa molte donne: ecco cosa succede ai glutei dopo ore alla scrivania e come rimediare.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino27 Febbraio 2026
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donna seduta alla scrivania
donna seduta alla scrivania (FreePik)

Lavorare otto ore al giorno davanti a uno schermo ha un costo che non compare in nessuna busta paga: quello che paga il corpo. Tra mal di schiena, cervicale e tensioni muscolari, la lista dei “danni collaterali” della vita da ufficio si è arricchita di un nuovo capitolo, diventato virale sui social in poco tempo. Si chiama sedere da ufficio, in inglese “office chair butt”, e descrive il progressivo appiattimento e indebolimento dei glutei causato dalla posizione seduta prolungata. Un fenomeno che ha scatenato un vero dibattito online, soprattutto tra le donne.

Tutto è partito da TikTok, dove diverse creator hanno iniziato a raccontare, con video molto diretti, come il lavoro d’ufficio avesse modificato visibilmente la forma del loro corpo nel corso degli anni. In poco tempo, migliaia di donne si sono unite alla conversazione, condividendo esperienze simili e, in alcuni casi, ammettendo di aver preso decisioni drastiche proprio a causa degli effetti fisici a lungo termine di una vita trascorsa su una sedia. La questione, al di là dell’aspetto estetico, tocca temi ben più profondi legati alla salute muscolare e alla qualità della vita.

I muscoli glutei non sono decorativi: svolgono un ruolo fondamentale nella stabilità del bacino, nel supporto alla colonna vertebrale e in ogni movimento che coinvolge le gambe. Quando si rimane seduti per molte ore consecutive, questi muscoli rimangono inattivi e sotto pressione costante. Il risultato, nel tempo, è un progressivo indebolimento della massa muscolare, un processo noto come atrofia da disuso. Le conseguenze non sono solo estetiche: si manifestano con mal di schiena cronico, dolore ai fianchi, rigidità muscolare e una percezione alterata della propria postura.

A questo si aggiunge un quadro più ampio confermato dalla letteratura scientifica: la sedentarietà prolungata è associata a un rischio aumentato di sviluppare diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e un rallentamento generale del metabolismo. Stare fermi non è mai neutro per l’organismo.

atleta donna che fa stretching
atleta donna che fa stretching (fonte: Unsplash)

La buona notizia è che non è necessario stravolgere la propria routine per invertire la tendenza. Diversi esperti di medicina dello sport e fisioterapisti concordano su un principio semplice: il movimento frequente vale più di quello intenso ma sporadico. Bastano circa 5-10 minuti di attività fisica ogni 4-5 ore di lavoro per fare una differenza concreta sul benessere muscolare e metabolico.

La strategia più efficace si chiama sport snacking, ovvero integrare piccole dosi di movimento nella giornata lavorativa senza interrompere la produttività. Alzarsi e camminare durante una telefonata, preferire le scale all’ascensore, fare qualche squat durante una pausa caffè: gesti minimi che, sommati nel corso della settimana, producono effetti reali. Gli esperti raccomandano inoltre di fare una micro pausa ogni 45-50 minuti di lavoro continuativo, anche solo per qualche minuto di stretching o per riattivare la circolazione alle gambe.

 

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