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Home » Cultura » Delitto di Giarre: la storia vera che ha ispirato Stranizza d’amuri di Giuseppe Fiorello 

Delitto di Giarre: la storia vera che ha ispirato Stranizza d’amuri di Giuseppe Fiorello 

Ecco la vera storia del delitto di Giarre che ha ispirato Stranizza d'amuri, esordio registico di Beppe Fiorello.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino5 Luglio 2025
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Giorgio Agatino Giammona e Antonio Galatola
Giorgio Agatino Giammona e Antonio Galatola (fonte: Vanity Fair)

Il film Stranizza d’amuri segna l’esordio alla regia di Giuseppe Fiorello,. La pellicola, ambientata nella Sicilia del 1982 durante i Mondiali di calcio, trae ispirazione da un fatto di cronaca nera realmente accaduto: il delitto di Giarre. Il 31 ottobre 1980, a Giarre, comune in provincia di Catania, furono trovati morti  Giorgio Agatino Giammona di 25 anni e Antonio Galatola di 15 anni. I due giovani erano scomparsi da casa due settimane prima e furono rinvenuti mano nella mano, uccisi entrambi da un colpo di pistola alla testa. Nel paese tutti li conoscevano e li chiamavano «i ziti», ovvero “i fidanzati”.

Giorgio era dichiaratamente omosessuale. La sua condizione era diventata di dominio pubblico quando, all’età di 16 anni, fu sorpreso in auto dai carabinieri insieme a un altro ragazzo e denunciato. Da questo episodio nacque il suo soprannome dispregiativo in siciliano: «puppu ‘ccô bullu», traducibile come “omosessuale col bollo”, riferendosi al fatto che la sua omosessualità era stata ufficialmente accertata dalle autorità.

L’omicidio ebbe immediatamente una chiara matrice omofoba. Quando giornalisti e telecamere da tutta Italia si recarono sul posto per documentare la tragedia, si scontrarono con l’omertà degli abitanti del paese, intimoriti dall’idea di essere associati alla vicenda di una coppia omosessuale. Il clima di pregiudizio e paura impedì di fare chiarezza sui fatti.

Le indagini portarono all’individuazione di un presunto colpevole: Francesco Messina, nipote di Antonio, che all’epoca aveva 13 anni e risultava quindi non imputabile. Il ragazzo inizialmente dichiarò che erano state le stesse vittime a chiedergli di essere uccise, sostenendo che i due lo avessero minacciato: se non li avesse uccisi, loro avrebbero sparato a lui, poiché non avrebbero mai potuto vivere serenamente la loro relazione. Tuttavia, dopo soli due giorni, Francesco Messina ritrattò completamente la sua versione, affermando di essersi assunto la responsabilità sotto pressione dei carabinieri.

Il delitto di Giarre non è mai stato risolto con l’identificazione di un colpevole certo, ma ha avuto un impatto profondo sulla società italiana. La brutale uccisione dei due giovani portò l’Italia a riconoscere l’esistenza di un grave problema di discriminazione nei confronti delle persone omosessuali.

Il tragico evento divenne un catalizzatore per il movimento di liberazione omosessuale italiano: nacque il primo circolo Arcigay e si costituì il primo collettivo del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) nella Sicilia orientale. L’Arcigay fu fondato da Marco Bisceglia, sacerdote apertamente omosessuale, insieme a Nichi Vendola, allora poco più che ventenne, e altri militanti come Gino Campanella e Massimo Milani.

Giuseppe Fiorello ha scelto di ambientare Stranizza d’amuri nel 1982, due anni dopo il delitto di Giarre, quando l’attenzione degli italiani era concentrata sui Mondiali di calcio vinti dagli azzurri. Il regista è rimasto fedele alla sostanza della storia vera, lasciando emergere l’omertà e il pregiudizio che dominavano l’epoca e che, ancora oggi, faticano a essere sradicati in determinati contesti sociali.

La pellicola, interpretata dai giovani Gabriele Pizzurro e Samuele Segreto nei ruoli dei protagonisti, e premiata con il Nastro d’argento per il miglior esordio, rappresenta un omaggio alla memoria di Giorgio e Antonio, trasformando una tragedia in un monito per le generazioni future.

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