Il cambiamento climatico non sta solo facendo aumentare le temperature e sciogliere i ghiacci: potrebbe anche risvegliare vulcani da tempo silenziosi. In Antartide, sotto spessi strati di ghiaccio, si nascondono più di cento vulcani, finora inattivi perché “schiacciati” dal peso del ghiaccio. Ma con l’aumento globale delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci, la pressione sui vulcani si riduce, e questo può rendere le eruzioni più probabili e più violente. È l’allarme lanciato da un nuovo studio presentato alla conferenza internazionale di geochimica Goldschmidt a Praga, basato su ricerche condotte nelle Ande cilene.
Gli scienziati hanno studiato sei vulcani nel sud del Cile, in una zona un tempo coperta dalla calotta glaciale della Patagonia, spessa fino a 1.500 metri. In particolare, si sono concentrati sul vulcano Mocho-Choshuenco, oggi dormiente, il cui cratere è ancora coperto dai ghiacci. Analizzando le rocce eruttate in epoche diverse e usando tecniche di datazione con isotopi di argon, i ricercatori hanno ricostruito cosa accadde alla fine dell’ultima era glaciale, circa 13.000 anni fa: quando i ghiacci si sciolsero, il peso sulla crosta terrestre diminuì. Questo permise ai gas presenti nel magma di espandersi e aumentò la pressione interna del vulcano, portando a una serie di eruzioni violente.
Durante la fase glaciale (tra 26.000 e 18.000 anni fa), il peso del ghiaccio aveva bloccato le eruzioni, ma sotto la superficie si era accumulata una grande quantità di magma ricco di silice. Questo tipo di magma è molto viscoso: quando erutta, lo fa in modo più esplosivo. Dopo la deglaciazione, il rilascio improvviso della pressione ha creato le condizioni ideali per esplosioni vulcaniche potenti. Il magma, inoltre, si era arricchito di materiali provenienti dalla crosta terrestre, rendendo le eruzioni ancora più violente.
Questo processo non riguarda solo le Ande cilene o l’Islanda (dove il fenomeno è già ben documentato), ma potrebbe verificarsi in varie parti del mondo: in Antartide, in alcune zone del Nord America, della Russia e della Nuova Zelanda. In Antartide il pericolo è ancora più serio, perché il continente è ricoperto da enormi quantità di ghiaccio sotto cui si nascondono almeno 100 vulcani. Con il continuo scioglimento previsto nei prossimi decenni, questi vulcani potrebbero entrare in attività, innescando una catena di eventi a livello globale.
Le conseguenze non sarebbero solo geologiche ma anche climatiche. Le eruzioni vulcaniche, infatti, rilasciano due tipi di sostanze in atmosfera. Da un lato aerosol, piccole particelle che riflettono la luce solare e raffreddano temporaneamente il pianeta (come accadde nel 1991 dopo l’eruzione del Monte Pinatubo nelle Filippine, che abbassò la temperatura globale di 0,5°C); dall’altro, però, rilasciano anche grandi quantità di gas serra come CO₂ e metano, che nel lungo periodo possono contribuire al riscaldamento globale.
Secondo il responsabile dello studio, Pablo Moreno-Yaeger dell’Università del Wisconsin-Madison, tutto questo potrebbe portare a un effetto a catena molto pericoloso: il riscaldamento climatico fa sciogliere i ghiacci, lo scioglimento aumenta l’attività vulcanica, le eruzioni rilasciano gas serra, e questi causano un ulteriore aumento delle temperature. Un circolo vizioso difficile da controllare.
Anche se i cambiamenti nel sistema magmatico avvengono in tempi lunghi (secoli), gli effetti geologici possono essere improvvisi. Per questo motivo, gli scienziati chiedono maggiore attenzione a questi fenomeni e più ricerca su come il cambiamento climatico possa influenzare l’attività vulcanica. Servono strumenti di monitoraggio precisi, sistemi di allerta efficaci e, soprattutto, maggiore consapevolezza del legame profondo tra ciò che accade nel sottosuolo e ciò che stiamo causando in superficie.



