Per secoli, il mistero attorno alla costruzione della Grande Piramide di Giza ha alimentato teorie di ogni genere, da quelle più scientifiche fino alle ipotesi più fantasiose. Ora, nuove scoperte archeologiche guidate dall’egittologo Zahi Hawass riscrivono la storia. Grazie a iscrizioni originali, tombe e strutture scavate vicino al sito, emerge con chiarezza chi furono i veri costruttori: non schiavi, come si è creduto a lungo, ma operai specializzati, ben nutriti e perfettamente organizzati.
Recenti scavi a sud e a est della piramide hanno portato alla luce iscrizioni antichissime lasciate dagli stessi lavoratori. Si tratta di scritte difficili da raggiungere e impossibili da falsificare, trovate in camere sopra la Camera del Re, a 13 metri di altezza, accessibili solo strisciando in spazi angusti. Questi graffiti contengono nomi di squadre di lavoro, come “gli amici di Khufu (Cheope ndr)”, e risalgono al XIII secolo a.C. La loro autenticità è stata confermata da esperti egittologi.
A supporto di queste prove, il team ha scoperto tombe monumentali appartenenti agli operai stessi. Le tombe erano arricchite da statue che li ritraggono mentre trasportano pietre, e decorate con geroglifici che riportano titoli precisi come ‘sovrintendente del lato della piramide’ e ‘artigiano’. Secondo Hawass, se fossero stati schiavi, non avrebbero mai ricevuto un tale onore funebre: “I loro corpi non sarebbero stati sepolti all’ombra delle piramidi, con tombe preparate per l’eternità, come accadeva per re e regine“.
Ma c’è di più. A est del sito, l’archeologo americano Mark Lehner ha identificato una vera e propria città degli operai, una zona residenziale completa di panifici, baracche, aree per la salatura del pesce e spazi comuni. Lì vivevano migliaia di lavoratori che costruirono la piramide. Gli archeologi hanno trovato resti di animali, ben 11 mucche e 33 capre venivano macellate ogni giorno, che dimostrano come questi uomini seguissero una dieta ricca e variegata, in grado di sostenere fino a 10.000 persone.

Il team ha inoltre individuato i resti di una rampa realizzata con detriti di pietra, sabbia e fango, usata per trasportare i blocchi calcarei dalla cava, distante appena 300 metri. Le pietre venivano sagomate, posizionate su slitte di legno e trascinate sulla sabbia con l’uso di corde e forza muscolare. Le rampe salivano a spirale intorno alla piramide, rendendo più agevole lo spostamento dei materiali pesanti. Questo sistema era incredibilmente avanzato per l’epoca, e smentisce l’idea che la costruzione sia avvenuta con metodi primitivi o casuali.
Il pavimento della piramide, come ha spiegato Hawass, fu ricavato direttamente dal letto di roccia, scavato per ben 8 metri di profondità su ogni lato fino a ottenere una base solida e perfettamente livellata. Un’opera di precisione millimetrica, in cui ogni squadra di operai aveva compiti precisi: taglio, modellatura, trasporto o sollevamento.
Il prossimo passo sarà l’esplorazione della grande cavità scoperta nel 2017 sopra la Galleria Principale, nel cuore della piramide. Questo vuoto, lungo oltre 30 metri, non è mai stato esplorato. Hawass ha annunciato che a inizio 2026 un minuscolo robot, largo appena un centimetro, verrà introdotto attraverso un piccolo foro per sondare l’interno della camera. Il mistero è ancora fitto. Si ipotizza possa celare un deposito segreto, nuove iscrizioni o persino la perduta tomba del faraone Cheope. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, è improbabile che si tratti di una sepoltura, visto che nessun corpo è mai stato trovato all’interno delle piramidi principali.
La Grande Piramide di Giza, la più imponente dell’intero Egitto, fu costruita circa 4.500 anni fa per volere del faraone Cheope, durante la IV dinastia. È la più antica delle tre piramidi della piana di Giza, accanto a quelle di Chefren e Micerino, e fa parte anche del complesso che include la Grande Sfinge. Il suo allineamento astronomico e le tecniche di costruzione sono ancora oggetto di studio, ma queste nuove scoperte segnano un punto di svolta. Non solo confermano il ruolo centrale degli operai egizi, ma offrono anche una finestra concreta e tangibile sulla loro vita quotidiana, sul loro ingegno e sull’organizzazione del lavoro nell’Antico Egitto.



