Il piccolo Allen, il bambino scomparso per oltre 36 ore, qualche giorno fa, nei boschi fra Latte e Ventimiglia, fortunatamente ritrovato e dimesso dall’ospedale, ha riportato l’attenzione su un fenomeno poco conosciuto ma significativo nell’ambito dell’autismo: il “congelamento emotivo” o shutdown. Durante la sua “fuga”, il piccolo, autistico, ha mostrato una straordinaria resistenza che gli ha permesso di sopravvivere senza cibo né acqua, nascondendosi in luoghi riparati lontano dai rumori e dalla confusione. Come se si fosse messo in modalità “risparmio energetico”.
Lo shutdown autistico (la parola inglese vuol dire spegnimento) è uno stato di blocco mentale ed emotivo che può colpire le persone autistiche in risposta a un sovraccarico sensoriale, cognitivo o emotivo. Durante uno shutdown, la persona può apparire assente, muta o incapace di rispondere agli stimoli esterni, ritirandosi dal mondo circostante per proteggersi dal sovraccarico.
A differenza del meltdown, che si manifesta con esplosioni emotive visibili come pianti e urla, quindi con manifestazione che vanno “verso l’esterno”, nel congelamento emotivo la persona si ritira e può apparire assente o immobile.
Le manifestazioni dello shutdown variano in intensità e possono includere diverse dimensioni comportamentali e cognitive, da una lieve difficoltà a interagire fino a un blocco totale che impedisce qualsiasi tipo di attività.

Dal punto di vista comunicativo, si osserva un’interruzione improvvisa della comunicazione e dell’interazione. La persona autistica può smettere improvvisamente di rispondere alle domande o di interagire con le persone intorno a sé. Il comportamento fisico diventa protettivo, con evitamento del contatto visivo e postura chiusa.
Quando avviene? Quando l’individuo raggiunge un punto di esaurimento mentale e fisico, non riuscendo più a elaborare le informazioni in modo funzionale. I fattori scatenanti sono molteplici e interconnessi.
Il sovraccarico sensoriale rappresenta una delle cause principali. Rumori forti o sovrapposti in ambienti rumorosi, come centri commerciali, scuole o uffici affollati, possono generare un caos sonoro ingestibile. Non è un caso che in molte città si stiano sperimentando negozi “soft”, che non diano cioè stimoli troppo forti e difficili da sostenere per le persone autistiche. Le luci troppo intense, i contatti fisici non desiderati e gli stimoli tattili possono contribuire al progressivo esaurimento delle risorse cognitive.
Lo stress emotivo gioca un ruolo fondamentale. Le persone autistiche spesso faticano a riconoscere e gestire le proprie emozioni. Quando emozioni come frustrazione, ansia o tristezza non vengono elaborate in tempo, possono accumularsi fino a raggiungere un livello critico.
Come spiegato dal dottor Roberto Ravera, direttore della Struttura Complessa di Psicologia Asl1 Liguria,che ha seguito il caso di Allen, citato dal Corriere della Sera, il congelamento emotivo rappresenta una strategia di sopravvivenza.
“Persone con queste caratteristiche si allontanano dai rumori, cercando rifugi. Soprattutto in situazioni di forte stress. Io penso che Allen sia stato salvato dalla sua patologia e che abbia trascorso 36 ore da solo, senza mangiare e senza bere“.
Questo processo non rappresenta indifferenza o passività, ma una risposta neurologica involontaria che consente alla persona di proteggersi da stimoli eccessivi. Riconoscere i segnali e rispettare i tempi della persona autistica (proprio come hanno fatto i soccorritori di Allen) è essenziale per evitare che la situazione peggiori e per facilitare un ritorno graduale alla normalità. La comprensione di questo fenomeno è cruciale per familiari, educatori e operatori sanitari.



