Un problema sempre più diffuso sta colpendo molte donne: le loro foto vengono pubblicate senza permesso su forum e siti web che le utilizzano in modo sessista e offensivo. Parliamo di piattaforme come Phica.eu o gruppi Facebook come quello chiamato “Mia Moglie”, entrambi sospesi, dove le immagini diventano oggetto di commenti volgari e inappropriati. Le foto vengono ottenute in due modi principali: alcune vengono prese direttamente dai profili social delle vittime, altre sono immagini private che vengono rubate e condivise da partner o ex partner senza consenso. Come si fa a capire se si è finite in questo girone infernale?
Il metodo più semplice è utilizzare Google o altri motori di ricerca. Si può digitare il proprio nome e cognome seguito dal nome del sito sospetto per vedere se esistono discussioni specifiche. Tuttavia, questo sistema ha dei limiti: non può accedere al “dark web” (la parte nascosta di internet) né alle piattaforme criptate.
Per ricerche più precise, si possono usare gli “operatori booleani”, ovvero simboli e parole speciali che aiutano a filtrare meglio i risultati. Un esempio di ricerca avanzata potrebbe essere: `site:phica.eu AND “Mario Rossi” OR “Rossi Mario” OR “Mario” AND “Città” OR “Rossi” AND “Città”`

Esistono poi software che scansionano internet usando le immagini come punto di partenza. Per esempio, PimEyes è uno di questi strumenti: utilizza il riconoscimento facciale per trovare dove compare la propria foto online. Basta caricare un’immagine e il sistema mostra tutti i siti dove appare.
Anche Google Immagini offre questa funzione: cliccando sull’icona a forma di macchina fotografica nella barra di ricerca, si può caricare una foto che verrà confrontata con tutte le immagini presenti su internet attraverso l’analisi dei pixel. Google Alert, poi, è uno strumento molto utile che invia notifiche via email ogni volta che il proprio nome compare online in nuovi contenuti. È come avere un assistente digitale che monitora internet 24 ore su 24. Esistono, infine, servizi che permettono di inserire “watermark” invisibili nelle immagini. In pratica sono come firme digitali nascoste che rendono più facile rintracciare le foto se vengono riutilizzate senza permesso.
Se si scopre qualcosa di losco, è fondamentale non interagire direttamente con chi le ha pubblicate. Prima di tutto, vanno raccolte prove con screenshot salvati delle pagine web includendo l’URL e la data. Queste prove saranno essenziali per gli inquirenti.
La Polizia Postale è l’autorità specializzata in crimini digitali e si può contattare sia recandosi nell’ufficio territoriale più vicino che online attraverso, sul loro portale. La diffusione non consensuale di immagini private è un reato serio che può causare danni psicologici profondi. Agire tempestivamente non solo protegge le vittime, ma contribuisce anche a contrastare un fenomeno che colpisce sempre più persone.



