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Home » Cultura » Storia » Da sciamano a leggenda: la storia incredibile di Geronimo, l’Apache che ispirò i soldati americani

Da sciamano a leggenda: la storia incredibile di Geronimo, l’Apache che ispirò i soldati americani

 Geronimo non era solo un guerriero, ma anche un leader spirituale che per trent'anni sfidò il potere di due nazioni.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino4 Settembre 2025
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Geronimo
Geronimo (fonte: Britannica)

Geronimo è stato uno dei più famosi leader nativi americani della storia. Il suo vero nome apache era  Goyaałé, che significa “colui che sbadiglia”, ma divenne noto con il nome spagnolo Geronimo dopo una battaglia contro i soldati messicani. Geronimo nacque nel 1829 in quello che oggi è il Nuovo Messico, appartenente alla banda  Bedonkohe del popolo Apache Ndendahe. Suo nonno Mahko era stato capo della tribù. Cresciuto secondo le tradizioni apache, a 17 anni sposò Alope, dalla quale ebbe tre figli. Durante la sua vita avrebbe avuto nove mogli in totale.

La vita di Geronimo cambiò tragicamente nel 1851, quando soldati messicani attaccarono il suo accampamento mentre gli uomini erano in città per commerciare. In questo massacro persero la vita sua madre, sua moglie e i suoi tre figli. Questo evento lo segnò profondamente e alimentò il suo odio verso i messicani per il resto della sua vita. Geronimo non era un capo tribù nel senso tradizionale, ma piuttosto uno sciamano con poteri considerati soprannaturali dal suo popolo. Gli apache credevano che potesse prevedere eventi futuri e guarire le persone. Tuttavia, le sue straordinarie abilità militari lo resero un leader naturale nei combattimenti, guidando spesso gruppi di 30-50 guerrieri.

Dal 1850 al 1886, Geronimo condusse numerose incursioni contro messicani e americani. Fuggì dalle riserve  tre volte: nel 1878, nel 1881 e nel 1885. Ogni volta si rifugiava con la sua banda nelle montagne della Sierra Madre  in Messico, da dove organizzava attacchi sia contro villaggi messicani che contro insediamenti americani.

L’ultima fuga di Geronimo durò oltre un anno, durante il quale il suo piccolo gruppo di appena 38 persone (uomini, donne e bambini) riuscì a eludere migliaia di soldati messicani e americani. Nel 1886, sfinito dalle continue persecuzioni, Geronimo si arrese definitivamente al tenente Charles Gatewood a Skeleton Canyon, in Arizona. Fu l’ultimo grande leader nativo americano a deporre le armi contro gli Stati Uniti. Era il 4 settembre.

Un primo piano di Geronimo
Un primo piano di Geronimo (fonte: Wikipedia)

Dopo la resa, Geronimo e il suo gruppo furono deportati prima in Florida, poi in Alabama e infine a Fort Sill, in Oklahoma, dove rimase prigioniero di guerra fino alla morte. Durante questi anni, il governo americano sfruttò la sua fama, esibendolo in fiere ed esposizioni in tutto il paese.

Geronimo partecipò a eventi famosi come l’Esposizione Trans-Mississippi del 1898 e la parata inaugurale del presidente Theodore Roosevelt nel 1905. In queste occasioni vendeva bottoni della sua camicia e cappelli ai turisti come souvenir, trasformando la sua prigionia in una fonte di reddito.

Nel 1903 Geronimo si convertì al cristianesimo, aderendo alla Chiesa Riformata Olandese, anche se fu espulso quattro anni dopo per il gioco d’azzardo. Nel 1905 dettò la sua autobiografia, esprimendosi in spagnolo e raccontando la sua versione degli eventi. Morì il 17 febbraio 1909 a Fort Sill, all’età di 79 anni, ancora prigioniero di guerra. Le sue ultime parole al nipote furono: “Non avrei mai dovuto arrendermi. Avrei dovuto combattere fino a essere l’ultimo uomo vivo“.

Il nome di Geronimo è entrato nella storia americana e nella cultura popolare. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i paracadutisti americani iniziarono a gridare “Geronimo!” quando si lanciavano dagli aerei, tradizione che continua ancora oggi. Nel 2011, “Geronimo” fu anche il nome in codice dell’operazione militare che portò all’uccisione di Osama bin Laden, scatenando però le proteste delle comunità native americane.

 

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