La malattia di Chagas sta destando crescente preoccupazione negli Stati Uniti, anche se molti non ne hanno mai sentito parlare. Si tratta di un’infezione causata da un parassita microscopico chiamato Trypanosoma cruzi, che viene trasmesso principalmente attraverso il morso di particolari insetti soprannominati “cimici assassine” o “cimici che baciano”.
Il meccanismo di trasmissione è piuttosto particolare e inquietante. Gli insetti Triatominae vivono principalmente in Sud e Centro America, Messico e, in casi rari, negli Stati Uniti meridionali. Questi insetti si nutrono di sangue umano, spesso mordendo le persone mentre dormono, preferibilmente sul viso, da qui il soprannome.
Durante il morso, l’insetto infetto deposita le proprie feci sulla pelle della vittima. Il parassita entra nel corpo umano attraverso la piccola ferita del morso o quando la persona, grattandosi, spinge inconsapevolmente le feci contaminate negli occhi, nella bocca o nella ferita stessa.
Esistono anche altre vie di contagio meno comuni ma altrettanto pericolose: bere succo di canna da zucchero contaminato, ricevere trasfusioni di sangue o trapianti di organi da donatori infetti, oppure attraverso la trasmissione dalla madre al feto durante la gravidanza.

Attualmente, circa 8 milioni di persone nel mondo convivono con questa infezione cronica, la maggior parte concentrate in America Latina. Tuttavia, quello che allarma le autorità sanitarie statunitensi è che circa 300.000 persone infette dall’America Latina ora vivono negli Stati Uniti, principalmente immigrati che hanno contratto la malattia nel loro paese d’origine.
Particolarmente preoccupante è la situazione delle donne in età fertile: si stima che circa 40.000 donne infette vivano attualmente negli USA, e che dall’1% al 5% dei loro bambini possa nascere con un’infezione congenita.
La malattia di Chagas è subdola perché si sviluppa in tre fasi distinte, spesso ingannando sia i pazienti che i medici. Proprio per questo, riconoscerla non è semplice. Prima si manifestano sintomi lievi come febbre e gonfiore (che spesso passano inosservati), poi segue un lungo periodo silenzioso che può durare decenni senza alcun sintomo, infine nel 20-30% dei casi si sviluppano gravi problemi cardiaci e digestivi che possono essere fatali. Nella fase acuta, si possono trovare i parassiti nel sangue attraverso esami al microscopio. Tuttavia, nelle fasi croniche, i parassiti sono molto pochi nel sangue, rendendo necessari test specifici per gli anticorpi.
La diagnosi definitiva spesso richiede più test di conferma, poiché i primi esami possono dare risultati falsi positivi, specialmente in persone che hanno avuto altre malattie parassitarie tropicali.
I farmaci antiparassitari funzionano bene nei bambini e nei giovani adulti, ma la loro efficacia diminuisce con l’età e la durata dell’infezione. Una volta che si sviluppano danni cardiaci o intestinali gravi, i farmaci non possono più invertire il decorso della malattia.
Anche in Europa il rischio di trasmissione della malattia di Chagas è in aumento, soprattutto tramite sangue e organi provenienti da donatori infetti. In Italia, si è deciso di affrontare il problema includendo dal 1° gennaio 2024 lo screening della malattia di Chagas nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo rende il test accessibile e prescrivibile gratuitamente per le donne in gravidanza considerate a rischio.



