Il 4 settembre è festa grande a Palermo. Si celebra infatti Santa Rosalia, patrona della città. Rosalia Sinibaldi nacque nel capoluogo siciliano nel 1130, in una famiglia nobilissima. Suo padre, il conte Sinibaldo, era imparentato addirittura con l’imperatore Carlo Magno, mentre sua madre Maria Guiscardi era nipote del re Ruggero II di Sicilia. La leggenda racconta che la sua nascita fu annunciata da una visione. Nel 1128 il re Ruggero II, mentre guardava il tramonto dal Palazzo Reale, vide apparirgli una figura che gli disse che sarebbe nata “una rosa senza spine” nella casa del suo parente Sinibaldo. Da qui il nome Rosalia, che significa appunto “rosa e giglio”.
Cresciuta a corte, la giovane Rosalia era famosa per la sua bellezza e gentilezza. A soli 19 anni, nel 1149, divenne damigella d’onore della regina Sibilla di Borgogna. Quando un nobile di nome Baldovino chiese la sua mano in matrimonio al re (che accettò come ricompensa per averlo salvato da un leone), accadde qualcosa di straordinario. Il giorno prima delle nozze, mentre Rosalia si specchiava, vide riflessa l’immagine di Gesù. Questa visione la convinse a cambiare radicalmente la sua vita.
Il giorno seguente si presentò a corte con i capelli tagliati, rifiutò il matrimonio e decise di dedicarsi completamente alla fede cristiana. A soli 15 anni abbandonò il lusso del Palazzo Reale, il suo ruolo di damigella e la casa dei genitori per rifugiarsi prima in un monastero di Palermo, poi in una grotta nei possedimenti del padre a Santo Stefano Quisquina.
Per 12 anni visse come un’eremita in quella grotta, documentando la sua scelta con un’iscrizione latina all’ingresso: “Io Rosalia Sinibaldi, figlia del signore della Quisquina e del Monte delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta“.
Successivamente si trasferì in un’altra grotta sul Monte Pellegrino, a Palermo, dove morì pacificamente nel sonno il 4 settembre 1170, all’età di 40 anni.

Il culto di Santa Rosalia diventò popolarissimo nel 1625 durante una terribile epidemia di peste che stava decimando Palermo. La malattia era arrivata in città nel maggio 1624 da una nave proveniente da Tunisi e stava causando migliaia di morti.
In quel periodo drammatico accaddero due eventi straordinari. Prima, nel luglio 1624, una donna di nome Girolama La Gattuta ebbe una visione che le rivelò dove si trovavano i resti di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino. Le ossa furono effettivamente trovate il 15 luglio.
Poi, il 13 febbraio 1625, la santa apparve a Vincenzo Bonelli, un povero venditore ambulante che aveva perso la giovane moglie a causa della peste. L’uomo, disperato, era salito sul Monte Pellegrino con l’intenzione di suicidarsi, ma Santa Rosalia gli apparve, lo consolò e gli disse di riferire al cardinale di Palermo che le sue ossa dovevano essere portate in processione per la città cantando il “Te Deum”. Solo così la peste si sarebbe fermata.
Il 9 giugno 1625 si svolse la processione solenne con le reliquie della santa e, incredibilmente, l’epidemia cessò immediatamente. Da quel momento Santa Rosalia divenne la patrona di Palermo.
Ancora oggi, ogni anno il 14 e 15 luglio si celebra il tradizionale “Festino” di Santa Rosalia, una delle feste religiose più partecipate di tutta Italia. Il 4 settembre, nel giorno della sua morte, si svolge invece la tradizionale “acchianata” (ovvero “salita”). Migliaia di devoti salgono a piedi al Santuario di Monte Pellegrino in circa un’ora di camminata, in segno di devozione verso quella che i palermitani chiamano affettuosamente “a Santuzza” (la piccola santa).
Le sue reliquie sono ancora oggi conservate nella Cattedrale di Palermo. Le celebrazioni in suo onore quest’anno coincidono con il 400° anniversario (e il 400+1) del miracolo di Santa Rosalia. Evento nell’evento, l’Acchianata delle Rosalie sul Monte Pellegrino, giunta alla terza edizione. Oltre 150 artisti, tra cantanti, musicisti, attori, scultori, fotografi si alterneranno nelle quattro postazioni lungo il percorso della tradizionale acchianata.



