La paleontologia moderna è in continua evoluzione, alla ricerca di tracce organiche nei fossili che vadano oltre le semplici ossa. Sebbene il DNA dei dinosauri rimanga ancora irraggiungibile, una scoperta su Scotty, il più grande T. rex mai rinvenuto, sta cambiando la nostra comprensione di questi giganti del passato. Un team di ricercatori ha infatti individuato vasi sanguigni fossilizzati all’interno delle sue ossa, aprendo nuove prospettive sulla biologia e l’aspetto di questi animali preistorici.
Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, si è concentrato su un esemplare di T. rex custodito presso il Royal Saskatchewan Museum in Canada. Questo dinosauro, vissuto circa 66 milioni di anni fa, presentava numerose lesioni, probabilmente dovute a combattimenti o malattie. Una costola fratturata e parzialmente guarita ha attirato l’attenzione dei ricercatori.

Grazie all’utilizzo di una tecnica avanzata basata su raggi X ad alta intensità, generati da un acceleratore di particelle (luce di sincrotrone), gli scienziati sono riusciti a visualizzare all’interno dell’osso strutture mineralizzate ricche di ferro, interpretate come calchi di vasi sanguigni. Questa tecnologia ha permesso di superare le difficoltà legate alla densità delle ossa fossilizzate, impossibili da analizzare con le tradizionali TAC medicali.
Ma perché questa scoperta è così importante? Il processo di guarigione delle fratture ossee comporta un aumento dell’attività dei vasi sanguigni nella zona interessata. L’analisi di questi vasi sanguigni fossilizzati in Scotty potrebbe quindi fornire informazioni cruciali su come i T. rex guarivano dalle ferite e sulle loro strategie di sopravvivenza. Inoltre, il confronto con i vasi sanguigni di altre specie di dinosauri e degli attuali parenti più prossimi, gli uccelli, potrebbe rivelare importanti dettagli sull’evoluzione di questi animali.
La scoperta dei vasi sanguigni fossilizzati in Scotty apre nuove strade per la ricerca paleontologica. Potrebbe guidare gli scienziati verso fossili con segni di lesioni o malattie, aumentando le probabilità di trovare altri tessuti molli conservati. L’integrazione di diverse discipline scientifiche e l’applicazione di tecnologie all’avanguardia promettono di svelare i segreti dei dinosauri come mai prima d’ora.



