Un recente studio pubblicato su Nature Immunology ha svelato un meccanismo sofisticato con cui il cancro riesce a eludere le difese del sistema immunitario: un ormone chiamato SCG2 (secretogranina 2). Questa scoperta apre nuove prospettive per lo sviluppo di terapie più efficaci, soprattutto per quei pazienti che non rispondono alle attuali immunoterapie.
Il cancro spesso riesce a “silenziare” il sistema immunitario, impedendogli di attaccare le cellule tumorali. Questo studio dimostra come l’ormone SCG2 agisca come una sorta di “spia”, inviando segnali a specifici globuli bianchi, i mieloidi, per rallentare la loro attività antitumorale. Questo permette al tumore di crescere indisturbato.
La ricerca, co-guidata dal Dr. Cheng Cheng Zhang dell’UT Southwestern Medical Center, si è concentrata sul ruolo dell’SCG2 e del suo recettore, LILRB4, presente sulla superficie delle cellule mieloidi. Quando l’SCG2 si lega al LILRB4, inibisce l’azione antitumorale di queste cellule e interferisce con l’attivazione dei linfociti T, cruciali per la risposta immunitaria contro il cancro.
Come funziona questo meccanismo? L’interazione SCG2-LILRB4 attiva una proteina chiamata STAT3 all’interno delle cellule mieloidi. STAT3 agisce come un interruttore, regolando l’attività di numerosi geni. Quando STAT3 è attivo nelle cellule mieloidi, queste tendono a sopprimere l’attività di altre cellule immunitarie, creando un doppio svantaggio: le prime linee di difesa immunitaria vengono disattivate e i rinforzi (linfociti T) non riescono a raggiungere il tumore.

Gli esperimenti condotti su cellule in vitro e su modelli murini hanno confermato l’interazione tra SCG2 e LILRB4 e il suo effetto sulla crescita tumorale. Nei topi con cellule mieloidi geneticamente modificate per esprimere la forma umana di LILRB4, i tumori che producevano SCG2 crescevano più velocemente. Al contrario, bloccando LILRB4 o eliminando SCG2, la crescita tumorale rallentava.
Questa scoperta è particolarmente rilevante per le immunoterapie, come gli inibitori dei checkpoint immunitari. Questi farmaci, pur essendo efficaci in alcuni casi, funzionano solo nel 20-30% dei pazienti con tumori comuni come quello al polmone, al rene e il melanoma. Bloccando LILRB4, si potrebbe potenziare l’efficacia di queste terapie e aiutare un maggior numero di pazienti.
Quali sono le prospettive future? La ricerca si concentrerà sullo sviluppo di test affidabili per misurare i livelli di SCG2 e l’attività di LILRB4, in modo da selezionare i pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente di terapie mirate. Saranno inoltre necessari studi clinici per valutare la sicurezza e l’efficacia del blocco di LILRB4 in combinazione con gli attuali inibitori dei checkpoint immunitari. Infine, si studierà il ruolo di SCG2 in diverse tipologie di cancro e in campioni umani, per comprendere meglio quando e come questo meccanismo si attiva e come bloccarlo efficacemente.



