Qualche ora fa Yulia Navalnaya, moglie del dissidente russo Alex Navalny, ha pubblicato un video in cui racconta di avere le prove dell’avvelenamento del marito, morto nel febbraio del 2024, voluto da Putin. Già nel 2020 l’uomo era stato avvelenato con una sostanza diventata poi famosa, il novichok, con ogni probabilità usato anche in questo caso. Di cosa parliamo?
Il novichok, termine russo che significa “nuovo arrivato ” è un’arma chimica letale, un agente nervino di quarta generazione sviluppato in Unione Sovietica e Russia tra gli anni ’70 e ’90. Invisibile e insidioso, può essere somministrato in diverse forme – liquido, polvere, aerosol – e portare alla morte in pochi minuti attraverso l’inalazione o il contatto con la pelle.
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Questo agente nervino interferisce con l’attività dei neurotrasmettitori, fondamentali per il corretto funzionamento del sistema nervoso. L’accumulo di acetilcolina, causato dall’inibizione dell’enzima acetil-colinesterasi, provoca una pericolosa iper-attivazione del sistema nervoso parasimpatico. Le conseguenze sono devastanti: riduzione del battito cardiaco, calo della pressione arteriosa, convulsioni (le stesse che colpirono Navalny poco prima di morire), nausea, paralisi e difficoltà respiratorie, che culminano spesso in asfissia e arresto cardiaco.
Nato dal programma segreto sovietico “Foliant”, il suo sviluppo mirava a creare un’arma chimica non rilevabile dai sistemi standard NATO, in grado di penetrare le tute protettive e aggirare la Convenzione sulle Armi Chimiche. La sua esistenza venne rivelata al mondo solo negli anni ’90, grazie al coraggio di scienziati come Vil Mirzajanov, che pagarono un caro prezzo per aver denunciato la verità.
Il novichok, come detto, è noto per essere stato utilizzato in diversi avvelenamenti, tra cui quello dell’ex spia russa Sergei Skripal nel 2018. Nel caso di Navalny, il primo avvelenamento avvenne tramite una tazza di tè contaminata nel 2020. Sebbene fosse sopravvissuto a quell’attacco, la sua salute rimase compromessa, fino alla morte in un carcere siberiano nel 2024.



