La Presa di Roma, avvenuta il 20 settembre 1870, rappresenta un evento fondamentale per il Risorgimento italiano. Quel giorno, i bersaglieri del Regno d’Italia entrarono a Roma attraverso una breccia nei pressi di Porta Pia, sancendo la fine del potere temporale dei papi e l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia. Ma cosa si cela dietro questo evento epocale, quali furono le premesse e le conseguenze di questa giornata che cambiò per sempre la storia d’Italia?
Il desiderio di fare di Roma la capitale del Regno d’Italia era un’ambizione di lunga data, già espressa da Cavour. Le trattative con la Chiesa per una soluzione pacifica, basata sul principio della “libera Chiesa in libero Stato” (le ultime parole pronunciate dallo statista in punto di morte), si arenarono ripetutamente a causa dell’opposizione di Pio IX.
La presenza delle truppe francesi a Roma, a protezione del Papa, rappresentava un ostacolo significativo all’unificazione italiana. Tuttavia, lo scoppio della guerra franco-prussiana nel 1870 costrinse Napoleone III a ritirare le sue truppe, lasciando Pio IX privo del suo principale sostegno militare. Questa situazione creò l’opportunità per il Regno d’Italia di agire.
Il 20 settembre 1870, l’esercito italiano, guidato dal generale Raffaele Cadorna, attaccò Roma in diversi punti. L’episodio più celebre e simbolico fu la breccia di Porta Pia, descritta vividamente da Edmondo De Amicis come uno scenario di distruzione, con la porta “tutta sfracellata” e il terreno circostante coperto di detriti. Nonostante la resistenza delle truppe pontificie, composte in gran parte da zuavi, la superiorità numerica e la determinazione dell’esercito italiano portarono alla vittoria. Pio IX si ritirò all’interno delle mura leonine, rifiutandosi di riconoscere il nuovo Stato italiano.

In questo evento importante nella storia italiana, essenziale fu il contributo dei bersaglieri, un corpo di fanteria leggera fondato il 18 giugno 1836 dal generale Alessandro La Marmora, concepito come tiratori scelti capaci di schierarsi in battaglia e cambiare posizione con movimenti di corsa.
La Marmora volle il cappello con il piumetto affinché rappresentasse plasticamente ardore ed impeto, prontezza nello slancio e resistenza nella corsa.
Le famose trombe non erano solo ornamento: l’atto costitutivo stabiliva che per ogni compagnia vi fossero 13 trombe ed un caporale trombettiere, e servivano in combattimento per dirigere i movimenti – avanti, indietro, a destra, a sinistra – senza bisogno di altri ordini.
La loro travolgente marcia li accompagnò fin dall’inizio ed era così “vivace e tale da far venire la voglia di correre anche agli sciancati“.
L’annessione di Roma al Regno d’Italia fu sancita da un plebiscito nell’ottobre del 1870. Il 3 febbraio 1871, Roma divenne ufficialmente la capitale d’Italia. Tuttavia, la “questione romana” rimase aperta a causa dell’intransigenza di Pio IX, che con il “Non expedit” proibì ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana, sia in qualità di eletti che di elettori. Questa situazione di stallo si protrasse per decenni, fino alla firma dei Patti Lateranensi nel 1929, siglati tra Chiesa e governo fascista.



