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Home » Salute » Scienza » La coscienza? La stiamo cercando nella parte sbagliata del cervello (e questo cambia tutto)

La coscienza? La stiamo cercando nella parte sbagliata del cervello (e questo cambia tutto)

 Una nuova ricerca mette in discussione 35 anni di studi: le parti più antiche del nostro cervello potrebbero essere molto più importanti di quanto pensassimo.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino30 Settembre 2025
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il modello di un cervello accompagnato da un neurone
il modello di un cervello accompagnato da un neurone (fonte: Unsplash)

Per decenni gli scienziati hanno creduto di sapere dove si nasconde la coscienza umana: nella corteccia cerebrale, lo strato esterno del cervello che ci rende capaci di ragionare, pianificare e riflettere. Ma una recente analisi di oltre 100 anni di ricerche neuroscientifiche sta ribaltando questa certezza. La risposta a cosa ci rende coscienti potrebbe trovarsi nelle profondità più antiche del nostro cervello, quelle parti che condividiamo con animali molto più semplici di noi.

Prima di tutto, chiariamo cosa significa essere coscienti. I neuroscienziati definiscono la coscienza come la capacità di avere esperienze soggettive: sentire il sapore di una mela, vedere il rosso della sua buccia, provare gioia o tristezza. È quella sensazione di “essere qui” che proviamo ogni giorno quando siamo svegli.

Le principali teorie sulla coscienza si sono concentrate sulla corteccia cerebrale, in particolare sulla neocorteccia. Questa è la parte blu nella tipica rappresentazione colorata del cervello ed è la più recente nella nostra storia evolutiva. La neocorteccia è responsabile del pensiero complesso, del linguaggio e della pianificazione, tutte quelle abilità che ci rendono umani nel senso più sofisticato del termine.

Sotto la neocorteccia si trova la subcorteccia (le parti marroni e beige nelle immagini anatomiche), una struttura cerebrale che non è cambiata molto negli ultimi 500 milioni di anni. Fino ad oggi, questa zona è stata considerata come l’elettricità per un televisore: necessaria per far funzionare tutto, ma non responsabile di ciò che appare sullo schermo. In altre parole, essenziale ma non sufficiente per generare la coscienza.

un cervello
un cervello (fonte: Unsplash)

C’è poi il cervelletto, quella struttura viola che sembra un piccolo cervello nascosto nella parte posteriore del cranio. Secondo molte teorie, questa parte sarebbe addirittura irrilevante per la coscienza, nonostante sia più antica della neocorteccia.

Il ricercatore Peter Coppola ha esaminato diversi tipi di studi per capire quale parte del cervello sia davvero cruciale per la coscienza. Gli esperimenti con stimolazione cerebrale, che utilizzano correnti elettriche o impulsi magnetici per modificare temporaneamente l’attività di specifiche regioni, hanno rivelato risultati inaspettati.

Modificare l’attività della neocorteccia può alterare il senso di sé, provocare allucinazioni o influenzare il giudizio. Ma le sorprese vengono dalle parti più antiche: stimolare la subcorteccia può indurre depressione, risvegliare una scimmia dall’anestesia o far perdere coscienza a un topo. Persino il cervelletto, a lungo considerato irrilevante, può cambiare la nostra percezione sensoriale consapevole quando viene stimolato.

Ancora più rivelatori sono i casi di persone con danni cerebrali. Lesioni alla neocorteccia possono causare problemi specifici come non riconoscere la propria mano, ignorare metà del campo visivo o diventare più impulsivi. Tuttavia, persone nate senza cervelletto o senza la parte frontale della corteccia possono comunque apparire coscienti e vivere vite relativamente normali.

Al contrario, danni alle parti più antiche del cervello, la subcorteccia, causano direttamente perdita di coscienza o persino morte. Questo potrebbe sembrare una conferma della teoria “dell’elettricità per il televisore”, ma ci sono prove ancora più sorprendenti.

Esistono rari casi di bambini nati senza la maggior parte o addirittura senza tutta la neocorteccia. Secondo i libri di medicina tradizionali, queste persone dovrebbero trovarsi in uno stato vegetativo permanente, senza alcuna esperienza cosciente. Invece, i medici hanno documentato che questi bambini possono provare emozioni, giocare, riconoscere le persone e mostrare piacere nell’ascoltare musica. Questo suggerisce fortemente che stanno vivendo qualche forma di esperienza cosciente.

Esperimenti condotti su mammiferi di diverse specie, dai ratti ai gatti fino alle scimmie, hanno fornito prove ancora più solide. Quando ai questi animali viene rimossa chirurgicamente la neocorteccia, rimangono comunque capaci di fare cose stupefacenti: giocare, mostrare emozioni, pulirsi, accudire i loro piccoli e persino imparare cose nuove. Sorprendentemente, anche gli animali adulti sottoposti a questo intervento mostrano comportamenti simili, suggerendo che la subcorteccia antica può funzionare autonomamente.

Questa ricerca sfida l’idea che la corteccia sia necessaria per la coscienza, come sostenuto dalla maggior parte delle principali teorie. Sembra invece che le parti più antiche del cervello siano sufficienti per forme basilari di coscienza. Le parti più nuove, insieme al cervelletto, sembrerebbero espandere e raffinare la nostra esperienza cosciente piuttosto che crearla da zero.

Lo studio potrebbe avere conseguenze importanti. Potrebbe cambiare il modo in cui trattiamo i pazienti in coma o in stati vegetativi, e potrebbe influenzare il dibattito sui diritti degli animali. Se la coscienza richiede solo le strutture cerebrali più antiche, che molti animali possiedono, allora la coscienza potrebbe essere molto più diffusa in natura di quanto abbiamo sempre creduto.

 

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