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Home » Attualità » Attivista ebreo sulla Flotilla spiega lo Yom Kippur nelle ore più tragiche: “Come potremo chiedere perdono ora?”

Attivista ebreo sulla Flotilla spiega lo Yom Kippur nelle ore più tragiche: “Come potremo chiedere perdono ora?”

David Adler sulla Flotilla riflette sul significato dello Yom Kippur durante il conflitto. "L'espiazione richiede azione, non solo preghiera".
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino2 Ottobre 2025Aggiornato:2 Ottobre 2025
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David Adler e suo nonno Jacques
David Adler e suo nonno Jacques

Nelle scorse ore gli attivisti della Global Sumud Flotilla sono stati abbordati dalla marina israeliana e bloccati a pochissima distanza da Gaza. A bordo della Flotilla si trovava David Adler, un attivista di religione ebraica, co-coordinatore del movimento Progressive international, che ha scelto di raccontare attraverso una lettera il significato di questa missione proprio nelle ore dello Yom Kippur. Per Adler, portare il massacro di Gaza al centro dell’attenzione mondiale in un giorno così importante per l’ebraismo non è una coincidenza, ma assume un significato ancora più profondo e necessario.

“Se le forze israeliane ci intercetteranno nel giorno dello Yom Kippur, lasciate che vedano a cosa somiglia la vera espiazione. Espiazione significa azione, non stare comodo mentre affami i tuoi vicini, non pregare al sicuro mentre sganci bombe sulle loro teste. Come possiamo espiare per quello che è stato commesso nel nostro nome? Come possiamo chiedere perdono per i nostri peccati che si moltiplicano di ora in ora mentre le bombe e i proiettili piovono su Gaza?“.

Le parole dell’attivista richiamano il concetto centrale dello Yom Kippur: un giorno dedicato alla riflessione sui propri peccati e alla ricerca del perdono, che secondo la tradizione ebraica richiede non solo preghiera ma anche azioni concrete di riparazione.

L’appello dell’attivista non si limita alla sfera emotiva, ma chiama in causa direttamente i testi sacri dell’ebraismo. Adler cita un passo della Torah che ricorda spesso: “Giustizia, giustizia, tu dovrai perseguire“. Questo comandamento biblico, ripetuto due volte per enfatizzarne l’urgenza e l’importanza, diventa per lui la chiave di lettura della situazione attuale. “Come possiamo stare fermi mentre lo Stato di Israele perverte questo sacro obbligo sovrintendendo all’olocausto del popolo palestinese?“, si chiede Adler, utilizzando termini che non lasciano spazio a interpretazioni ambigue sulla sua valutazione della situazione. “Mi sono unito a questa Flotilla come ogni altro delegato per difendere l’umanità prima che sia troppo tardi“, conclude nella sua lettera.

Greetings from the Global Sumud Flotilla as we make our final approach to Gaza ⛵️

Today, I am writing a very personal letter to you all — a letter about what it means to me to be Jewish on a mission that is set to arrive to the “Red Zone” during Yom Kippur, the holiest day of… pic.twitter.com/3320ViyG9x

— David Adler (@davidrkadler) September 30, 2025

Yom Kippur, letteralmente “Giorno dell’espiazione”, rappresenta la ricorrenza religiosa più importante e solenne del calendario ebraico. Celebrato il decimo giorno del mese di Tishri, questo giorno sacro conclude un periodo di profonda riflessione spirituale iniziato dieci giorni prima con Rosh haShana, il capodanno ebraico. Gli ebrei chiamano questi dieci giorni Yamim Noraim, espressione che si traduce come “Giorni terribili” ma che più propriamente significa “Giorni di timore reverenziale”.

La particolarità di Yom Kippur risiede nella sua Qedushah, il livello di santità che lo distingue da tutte le altre festività ebraiche. Solo lo Shabbat, il sabato settimanale, possiede una solennità paragonabile. Durante queste 25 ore che vanno dal tramonto del giorno precedente fino all’apparire delle prime stelle della sera successiva, la comunità ebraica si dedica esclusivamente al pentimento e alla riconciliazione con Dio e con il prossimo.

Le origini di questa ricorrenza affondano nelle radici della Torah, dove il rito viene menzionato quattro volte in passi fondamentali: Esodo 30,10; Levitico 23,27-31 e 25,9; Numeri 29,7-11. Nella Torah stessa, la festività viene chiamata Yom haKippurim, che significa “Giorno degli espiatori”. La tradizione biblica stabilisce che in questo giorno è vietato mangiare e bere, e valgono le stesse prescrizioni dello Shabbat riguardo al lavoro e ad altre attività considerate profane.

Il digiuno di Yom Kippur non è un semplice atto di privazione fisica. Rappresenta un momento di completa dedizione spirituale in cui, secondo gli insegnamenti ebraici, non è permesso che venga compiuta altra attività che non sia il pentimento. Per questo motivo, è fondamentale moltiplicare le buone azioni prima del conteggio finale che avviene proprio nel Giorno del Pentimento.

La liturgia di Yom Kippur inizia con una delle preghiere più suggestive dell’intero anno ebraico: il Kol Nidre. Questa preghiera, che deve essere recitata prima del tramonto, ha un nome in aramaico che significa “tutte le promesse” e rappresenta simbolicamente l’annullamento di tutti i voti pronunciati nel corso dell’anno precedente. Il testo recita: “Tutti i voti, gli impegni, i giuramenti e gli anatemi che potremmo aver pronunziato o per i quali potremmo esserci impegnati siano cancellati, da questo giorno di pentimento sino al prossimo”.

La preghiera mattutina viene preceduta da litanie e richieste di perdono chiamate selihot, che durante Yom Kippur vengono integrate abbondantemente nella liturgia. Queste preghiere, pur essendo consigliate durante tutto l’anno, diventano particolarmente intense e sentite in questo giorno speciale.

Un aspetto fondamentale della teologia di Yom Kippur riguarda il perdono interpersonale. I testi ebraici insegnano chiaramente che “il Giorno del Pentimento assolve dalle colpe di fronte a Dio, ma non di fronte alla persona offesa fin quando non si ottiene il perdono esplicito dalla stessa”. Per questo motivo, è consuetudine terminare ogni disputa o litigio alla vigilia del giorno di digiuno, riconciliandosi con chi si è offeso durante l’anno.

La confessione del penitente rappresenta una condizione indispensabile per ottenere l’espiazione. Il pentimento non è solo un atto interiore, ma richiede un riconoscimento esplicito delle proprie mancanze e un impegno concreto a migliorare.

Un elemento toccante della tradizione è l’inclusione delle anime dei morti nella comunità dei perdonabili del Giorno del Pentimento. È costume che i figli che hanno perso i genitori ricevano una menzione pubblica in sinagoga e offrano doni caritatevoli in memoria delle loro anime, estendendo così il concetto di riconciliazione oltre i confini della vita terrena.

Nel XXI secolo, Yom Kippur cade in date diverse del calendario gregoriano a causa della natura lunisolare del calendario ebraico. La ricorrenza può cadere tra metà settembre e metà ottobre, sempre mantenendo la sua posizione fissa il 10 di Tishri. Durante la corrispondenza scritta tra Rosh haShana e Yom Kippur, gli ebrei sono soliti concludere le lettere augurando al destinatario che Dio approvi il suo desiderio di felicità e lo iscriva nel Libro della Vita.

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