Un nuovo attacco di Donald Trump contro Giorgia Meloni infiamma i rapporti tra Roma e Washington a poche ore dall’avvio del vertice Nato di Ankara. Domenica 5 luglio, alle 22.51 ora italiana, il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato sul suo social Truth una foto della premier italiana scattata durante il G7 di Evian. Nell’immagine Meloni appare rivolta verso Trump, che le dà le spalle. In alto campeggia la scritta: “Restraining order needed“, traducibile come “Necessario un ordine restrittivo“.
L’ordine restrittivo è un provvedimento legale utilizzato negli Stati Uniti per impedire a una persona di avvicinarsi o contattare un’altra. La scelta di Trump di invocare questo strumento nei confronti della presidente del Consiglio italiana ha l’aspetto della presa in giro e riaccende le tensioni seguite al G7 di metà giugno.

Proprio dopo il vertice di Evian, Trump aveva rilasciato un’intervista a La7 nella quale aveva affermato che Meloni lo aveva implorato di fare una foto insieme e che lui aveva accettato perché “gli faceva pena”. A quella provocazione la premier aveva risposto con un video sui social nel quale aveva dichiarato con fermezza: “Io e l’Italia non imploriamo mai“.
Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, nella notte tra domenica e lunedì Meloni si è consultata con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. La linea decisa da Palazzo Chigi è quella di non reagire alla provocazione, evitando di scendere sul terreno della polemica personale e restando concentrati sui dossier concreti che riguardano l’Italia. Il governo italiano ha scelto di ignorare il post, che nulla ha a che vedere con il delicato summit Nato in programma il 7 e 8 luglio ad Ankara.
Il vertice turco si preannuncia cruciale per il futuro dell’alleanza atlantica. Tutti i capi di Stato e di governo dei Paesi membri saranno presenti per discutere un tema spinoso: quanto deve finanziare ciascun Paese per la difesa comune. Da settimane esperti e sherpa dei governi si consultano per evitare uno scontro frontale sulla questione dei finanziamenti. La richiesta che dovrebbe essere avanzata agli alleati europei è la destinazione del 5% del Pil alla difesa.
