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Home » Cultura » Storia » Endurance, la nave maledetta: Shackleton non era un eroe, c’era un segreto che sapeva e nascose ai suoi uomini

Endurance, la nave maledetta: Shackleton non era un eroe, c’era un segreto che sapeva e nascose ai suoi uomini

Uno studio rivela che Shackleton sapeva delle debolezze dell'Endurance prima della partenza. Nuove scoperte sull'epica spedizione antartica del 1915.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino6 Ottobre 2025
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Un'immagine dell'Endurance prima dell'affondamento
Un'immagine dell'Endurance prima dell'affondamento (fonte: National Geographic)

Sir Ernest Henry Shackleton è passato alla storia come uno degli esploratori polari più straordinari di sempre, capace di salvare l’intero equipaggio della nave Endurance dopo il suo affondamento nelle acque ghiacciate dell’Antartide nel 1915. Ma un nuovo studio scientifico pubblicato sulla rivista Polar Record ribalta parte della narrativa romantica che circonda questa epica impresa di sopravvivenza, rivelando che Shackleton conosceva le debolezze strutturali della sua nave prima ancora di salpare verso il continente bianco.

La ricerca condotta da Jukka Tuhkuri, esperto di meccanica del ghiaccio e tecnologia marina artica presso l’Aalto University in Finlandia, combina analisi tecniche avanzate con ricerche d’archivio approfondite per dimostrare che l’Endurance non era affatto la nave polare più robusta del suo tempo, come si è creduto per oltre un secolo. Al contrario, presentava diverse carenze strutturali critiche che ne avrebbero determinato il tragico destino.

L’Imperial Trans-Antarctic Expedition partì dall’Inghilterra nell’agosto 1914 con un obiettivo ambizioso: completare la prima traversata via terra del continente antartico, dal Mare di Weddell al Mare di Ross passando per il Polo Sud. Ma il piano audace si trasformò rapidamente in una lotta disperata per la sopravvivenza quando l’Endurance rimase intrappolata nei ghiacci compatti nel 1915. La nave venne progressivamente schiacciata dalla pressione implacabile del pack ice fino ad affondare definitivamente nel novembre dello stesso anno.

endurance
Endurance (fonte: National Geographic)

Ciò che seguì è leggenda: i 28 membri dell’equipaggio sopravvissero sulla banchisa, raggiunsero l’Elephant Island utilizzando le scialuppe di salvataggio e infine un piccolo gruppo guidato da Shackleton navigò per oltre 1.300 chilometri fino alla Georgia del Sud per organizzare i soccorsi. Nel settembre 1916, tutti furono tratti in salvo senza la perdita di una singola vita, un risultato che ha consacrato Shackleton come maestro della leadership in condizioni estreme.

Tuttavia, secondo Tuhkuri, la narrazione tradizionale ha sempre attribuito l’affondamento a un unico punto debole: il timone difettoso della nave. La nuova analisi tecnica dipinge invece un quadro molto più complesso e preoccupante. “Anche una semplice analisi strutturale dimostra che la nave non era progettata per le condizioni di ghiaccio compressivo che alla fine l’hanno affondata“, ha dichiarato il ricercatore. “I pericoli del ghiaccio in movimento e dei carichi compressivi, così come le tecniche per progettare una nave adatta a tali condizioni, erano ben compresi prima che la nave salpasse verso sud“.

Lo studio identifica molteplici deficienze strutturali dell’Endurance rispetto ad altre navi antartiche dell’epoca. I bagli del ponte e le ordinate erano più deboli, il compartimento macchine era insolitamente lungo causando un indebolimento significativo di una parte critica dello scafo, e mancavano completamente le travi diagonali che avrebbero dovuto rinforzare la struttura. Questi elementi rappresentavano carenze tecniche sostanziali per una nave destinata a navigare tra i ghiacci polari più pericolosi del pianeta.

La domanda inevitabile sorge spontanea: perché Shackleton scelse comunque di partire con una nave così inadeguata? Le prove d’archivio esaminate da Tuhkuri, inclusi i diari personali dell’esploratore e la corrispondenza privata con la moglie, rivelano che Shackleton era consapevole dei problemi della nave e si lamentava apertamente, esprimendo il desiderio di avere la sua imbarcazione precedente. Ancora più significativo, l’esploratore aveva raccomandato personalmente l’installazione di travi diagonali per un’altra nave polare durante una visita a un cantiere navale norvegese, una nave che successivamente rimase intrappolata nei ghiacci compressi per mesi ma sopravvisse senza danni critici.

Nonostante le ricerche approfondite, Tuhkuri non è riuscito a determinare con certezza le ragioni della decisione finale di Shackleton. “Possiamo speculare su pressioni finanziarie o vincoli temporali, ma la verità è che potremmo non sapere mai perché Shackleton abbia fatto le scelte che ha fatto“, ha ammesso il ricercatore. “Almeno ora abbiamo risultati più concreti per arricchire le narrazioni storiche“.

Il relitto dell’Endurance è stato ritrovato nel marzo 2022 dalla missione Endurance22, a oltre 3.000 metri di profondità nel Mare di Weddell, straordinariamente ben conservato nelle acque gelide antartiche. La scoperta ha riacceso l’interesse globale per questa straordinaria storia di sopravvivenza e leadership. Lo studio di Tuhkuri aggiunge ora un nuovo capitolo, più sfumato e tecnicamente rigoroso, a una vicenda che continua ad affascinare oltre 110 anni dopo gli eventi.

 

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