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Home » Attualità » Delitto di Garlasco, il baby tonfa è l’arma che ha ucciso Chiara Poggi? Cos’è e cosa c’entra il Krav Maga

Delitto di Garlasco, il baby tonfa è l’arma che ha ucciso Chiara Poggi? Cos’è e cosa c’entra il Krav Maga

Nuova ipotesi sull' arma dell'omicidio di Chiara Poggi. Ecco la scoperta della dottoressa Regimenti e il legame con Andrea Sempio.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti28 Ottobre 2025
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dettaglio baby tonfa
dettaglio baby tonfa (fonte: YouTube)

Il delitto di Garlasco torna al centro del dibattito investigativo con una nuova ipotesi che potrebbe riscrivere la dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli. Secondo la dottoressa Luisa Regimenti, docente di Medicina Legale all’Università di Roma Tor Vergata, infatti, la giovane potrebbe essere stata colpita con un baby tonfa, un piccolo strumento di difesa personale grande quanto un portachiavi.

L’esperta ha spiegato di essersi interrogata a lungo sulla natura di un piccolo foro trovato sulla tempia di Chiara Poggi durante l’autopsia, una delle ferite minori emerse dall’esame del corpo. La svolta nella sua analisi sarebbe arrivata quando ha scoperto che Andrea Sempio, attualmente unico indagato nella nuova inchiesta sul caso, praticava il Krav Maga, una disciplina marziale di origine israeliana in cui il baby tonfa viene frequentemente utilizzato.

Questa ipotesi aggiunge un tassello inedito alle indagini, in attesa dei risultati dell’analisi completa della dinamica da parte della professoressa Cattaneo e degli esami antropometrici ai quali è stato sottoposto Andrea Sempio. Ma cos’è esattamente il baby tonfa?

Si tratta della versione in miniatura del tonfa tradizionale, un’arma delle arti marziali cinesi simile a un manganello con impugnatura, lungo circa 50-60 centimetri. Il baby tonfa è stato sviluppato in Israele come strumento di difesa personale: misura pochi centimetri, è solitamente realizzato in plastica resistente e può essere portato come un comune portachiavi. In Italia il suo possesso e utilizzo sono legali, poiché non viene classificato come arma.

Il collegamento con Andrea Sempio emerge dal suo legame con il Krav Maga, sistema di combattimento creato negli anni Trenta dal combattente ungherese Imi Lichtenfeld e successivamente adottato dalle forze di sicurezza israeliane. Il baby tonfa rappresenta uno degli strumenti caratteristici utilizzati dai praticanti di questa disciplina per la difesa personale. E Sempio non solo ha praticato il Krav Maga, ma ne è stato anche insegnante. Tuttavia, c’è un dettaglio temporale significativo: nel 2007, quando Chiara Poggi viene uccisa, Sempio non praticava ancora arti marziali. Il suo avvicinamento al Krav Maga, infatti, sarebbe avvenuto solo negli anni successivi al delitto.

Mentre proseguono le indagini tecniche, con l’analisi di computer e smartphone di Mario Venditti alla ricerca di prove sui presunti versamenti della famiglia Sempio, anche la dinamica dell’omicidio è oggetto di nuove valutazioni. Giada Bocellari, avvocato di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara condannato in via definitiva, ad esempio, ha sollevato interrogativi sull’orario del delitto durante una recente apparizione televisiva.

Già la BPA del 2017 parlava di un’aggressione in più fasi. Chiara era sempre molto solerte nel rispondere agli squilli di Alberto Stasi, ma alle 9:40 non risponde. Questo significa che era verosimilmente impegnata con qualcuno… se poi l’azione omicidiaria fosse già iniziata ovviamente non lo sappiamo.

Queste dichiarazioni rimettono in discussione l’orario dell’omicidio, da sempre elemento cruciale che contribuì ad affondare l’alibi di Stasi durante il processo. L’ipotesi di un’aggressione articolata in più fasi, poi, suggerirebbe anche che Chiara Poggi abbia tentato di difendersi, elemento che potrebbe essere compatibile con l’utilizzo di uno strumento di difesa personale da parte dell’aggressore. Le nuove perizie e gli esami antropometrici su Andrea Sempio, dunque, potrebbero fornire risposte decisive: queste misurazioni servono a verificare la compatibilità fisica dell’indagato con le tracce e le dinamiche ricostruite sulla scena del crimine.

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