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Home » Attualità » Giusi Bartolozzi, nessuna scusa: “Il plotone d’esecuzione? Ecco cosa intendevo davvero”. È bufera

Giusi Bartolozzi, nessuna scusa: “Il plotone d’esecuzione? Ecco cosa intendevo davvero”. È bufera

Bartolozzi non chiede scusa per la dura definizione della magistratura": rilancia con una nota e spiega cosa intendeva davvero. Nordio ritira l'invito a scusarsi.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Marzo 2026
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Giusi Bartolozzi durante il suo intervento
Giusi Bartolozzi durante il suo intervento (YouTube)
Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, non si scusa per aver definito la magistratura un “plotone di esecuzione” in diretta televisiva. Anzi, rilancia con una nota ufficiale e ridefinisce il senso delle sue parole. Nel frattempo, la premier Meloni è furiosa e le opposizioni chiedono le dimissioni immediate.

Tutto è iniziato sabato 8 marzo, durante la trasmissione Il Punto sull’emittente siciliana Telecolor. In un acceso confronto con la senatrice di Avs Ilaria Cucchi, che le chiedeva perché il governo fosse così concentrato sul processo penale anziché su quello civile, Bartolozzi ha risposto a tono: “Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”. Una frase fulminante, diventata in poche ore il tormentone politico della giornata, oscurando persino il video-messaggio da tredici minuti che la presidente del Consiglio aveva diffuso la stessa mattina per sostenere il sì al referendum sulla riforma della giustizia.

Giusi Bartolozzi
Giusi Bartolozzi (YouTube)

Dopo ventiquattr’ore di pressioni, Bartolozzi ha diramato una nota in cui non chiede scusa, ma ricostruisce il contesto delle sue parole. Ha ricordato di aver più volte ribadito, nel corso della trasmissione, la propria fiducia nella magistratura come categoria e l’importanza della riforma come strumento per restituirle credibilità, “offuscata dalla degenerazione delle correnti”. Quanto al “plotone di esecuzione”, la funzionaria ha spiegato che quella metafora alludeva alla condizione di “assoluta prostrazione” in cui si trovano le persone coinvolte in un processo penale, in particolare chi sa di non aver commesso nulla di male: individui, famiglie, aziende, travolti da effetti che nessuna assoluzione è poi in grado di cancellare del tutto. “Esattamente come colui che, postovi davanti, poco o nulla può fare per difendere la propria vita”, ha scritto.

La posizione del ministro Nordio, in queste ore, ha compiuto una parabola interessante. Lunedì sera, aveva preso le distanze dalla collaboratrice in modo inequivocabile, definendo quelle parole un attacco apparso rivolto all’intera magistratura e affermando di essere “certo che non avrà alcuna difficoltà a scusarsi”. Oggi, però, il tono è cambiato: a Torino, dove partecipava a un incontro per il sì al referendum, Nordio ha dichiarato che Bartolozzi “non deve dimettersi” e che aveva già chiarito di riferirsi soltanto a quella “piccola parte minoritaria” di magistratura definita politicizzata. L’invito esplicito a chiedere scusa, di fatto, è scomparso.

Secondo fonti di governo citate dall’ANSA, il caso “verrà gestito internamente” e non sono previste «decisioni drastiche».

Le reazioni dell’opposizione non si sono fatte attendere. I leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, hanno chiesto le dimissioni immediate e, in mancanza di queste, che fosse Nordio stesso a “cacciarla seduta stante”. Giuseppe Conte (M5s) ha sintetizzato con ironia: “Meloni ha speso tredici minuti di video per nascondere quello che Bartolozzi ha ammesso in pochi secondi”. Per il M5s, quella frase costituisce addirittura “un messaggio eversivo” che rivelerebbe le vere intenzioni della riforma. La deputata del Pd Simona Bonafè ha chiuso il cerchio con una battuta diventata virale: “In tredici minuti Meloni ha provato a spiegare le ragioni del sì. In tredici secondi, Bartolozzi le ha azzerate”.

 

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