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Home » Cultura » Perché i ragazzini dicono “6-7” ovunque e gli insegnanti lo stanno vietando in classe

Perché i ragazzini dicono “6-7” ovunque e gli insegnanti lo stanno vietando in classe

"Sei-sette" è la parola dell'anno 2025 secondo Dictionary.com. Scopri cosa significa questo termine virale della Gen Alpha e perché viene urlato nelle scuole.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene31 Ottobre 2025
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Un nuovo fenomeno linguistico si è imposto tra i più giovani
Un gruppo di ragazzi (fonte: Freepik)

Negli Stati Uniti una nuova moda linguistica dilaga da tempo: l’espressione “6-7” (sei-sette), urlata da bambini e ragazzini apparentemente senza motivo. Il fenomeno ha raggiunto proporzioni tali che Dictionary.com ha scelto proprio “67” come parola dell’anno 2025, pronunciata “six seven” e non sessantasette. Una decisione che divide le generazioni: celebrata dai più giovani come simbolo della loro identità culturale, accolta con sospiri di rassegnazione da genitori e insegnanti.

Steve Johnson, direttore della lessicografia per Dictionary Media Group, ha spiegato che la scelta è maturata osservando l’impatto straordinario del termine sui social media e nella vita quotidiana. “Qualcosa che pensavamo sarebbe svanito ha continuato a crescere, trasformandosi in un vero fenomeno culturale“, ha dichiarato a CBS News. La conferma definitiva è arrivata quando un amico insegnante gli ha scritto una mattina: “Non fate di 6-7 la parola dell’anno”. A quel punto, Johnson ha capito che il fenomeno aveva raggiunto le aule scolastiche in modo dirompente.

Ma cosa significa realmente “sei-sette”? La risposta sorprendente è: sostanzialmente nulla. Si tratta di un’interiezione priva di significato concreto, usata dalla Generazione Alpha come termine giocoso e volutamente assurdo. Alcuni suggeriscono che possa indicare “così così” o “forse questo, forse quello”, dato che spesso viene accompagnato da un gesto con entrambi i palmi rivolti verso l’alto che si muovono alternativamente. Dictionary.com lo classifica come esempio di “brainrot slang”, gergo intenzionalmente privo di senso e giocosamente assurdo.

L’origine del fenomeno risale alla canzone Doot Doot (6 7) del rapper Skrilla, dove il termine viene ripetuto nei testi. Inizialmente, il riferimento era alla 67esima strada di Philadelphia e a codici di polizia, ma il significato originale si è rapidamente dissolto. La viralità è esplosa quando su TikTok e Instagram sono comparse, già nell’ottobre 2024, clip che abbinavano la canzone a video di giocatori NBA, in particolare LaMelo Ball, che è alto proprio 6 piedi e 7 pollici (circa 2,04 metri).

Il momento di svolta è arrivato con il video del cosiddetto 6-7 kid, un ragazzino ripreso mentre urlava il termine durante una partita di basket. Da quel momento, il giovane ha trasformato “sei-sette” nel suo marchio personale, contribuendo a diffondere ulteriormente il meme. Recentemente, il fenomeno è stato persino citato in un episodio di South Park, certificandone l’impatto sulla cultura popolare.

Per Johnson, il significato più profondo di “6-7” risiede nella sua funzione sociale. “È qualcosa che viene usato per mostrare ‘faccio parte di questa generazione, questa è la mia identità’. È una sorta di inside joke“, ha spiegato. Un simbolo di appartenenza generazionale che i ragazzi della Gen Alpha utilizzano per riconoscersi e differenziarsi dalle generazioni precedenti.

Ma perché questo termine sta venendo bandito dalle aule scolastiche? La ragione è puramente pratica: i bambini lo urlano in modo casuale durante le lezioni, creando continue interruzioni. Il problema è particolarmente sentito dagli insegnanti di matematica e durante gli appelli, momenti in cui i numeri sei e sette vengono pronunciati frequentemente.

Adria Laplander, insegnante con vent’anni di esperienza, ha raccontato a Today la sua frustrazione: “Ho affrontato ogni tipo di gergo giovanile, ma niente mi ha fatto impazzire quanto questo”. Per arginare il fenomeno, ha ideato un sistema di punizioni progressivo: chi dice “6-7” in classe deve scrivere un tema di 67 parole sul significato del termine. Alla seconda infrazione, un altro tema. Dopo cinque volte, il compito arriva a 670 parole. Una soluzione creativa che testimonia quanto il fenomeno sia diventato pervasivo.

Dictionary.com monitora costantemente le parole che dominano le ricerche online, i social media e le conversazioni digitali. I grafici di utilizzo del termine “67” mostrano una crescita esponenziale nel corso del 2025, confermando che non si tratta di una semplice moda passeggera ma di un vero marcatore linguistico generazionale.

Tra le altre parole candidate a parola dell’anno figuravano termini legati all’intelligenza artificiale come “agentic”, riferito a AI capaci di agire autonomamente, e “aura farming”, la coltivazione deliberata del proprio carisma per ottenere attenzione online. Altri candidati includevano “Gen Z stare”, l’espressione facciale vuota tipicamente associata alla Generazione Z, “overtourism” per indicare l’eccesso di turismo, “tariff” legato ai dibattiti politici, e “tradwife“, termine che descrive le donne che scelgono ruoli domestici tradizionali.

Johnson ha sottolineato che questa è la prima volta in molti anni che una parola dell’anno è effettivamente un’interiezione piuttosto che un sostantivo o un aggettivo con significato definito. “Questa è davvero una nuova generazione che flette i suoi muscoli linguistici e ha un impatto fenomenale sulla lingua inglese. È qualcosa da celebrare”, ha affermato, pur riconoscendo che chi deve convivere quotidianamente con urla casuali di “6-7” probabilmente accoglierà la notizia con un misto di grugniti rassegnati.

Resta da vedere quanto durerà il fenomeno. Come ha scherzato Johnson stesso, “dovremo aspettare sei o sette mesi per capire come andrà a finire”. Nel frattempo, genitori e insegnanti possono consolarsi sapendo che, come ogni tendenza giovanile, anche questa probabilmente si evolverà o verrà sostituita da qualcos’altro. Ma per ora, “6-7” rimane onnipresente nelle scuole, nei social media e ovunque si trovino membri della Generazione Alpha pronti a rivendicare la propria identità culturale attraverso questo grido di battaglia apparentemente insensato ma culturalmente significativo.

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