La vicenda di Aileen Wuornos rappresenta una delle pagine più complesse e inquietanti della cronaca criminale americana. Prostituta, vagabonda, vittima e carnefice al tempo stesso, la sua storia ha attraversato decenni di dibattiti pubblici e interpretazioni contrastanti. Dopo aver ispirato il film Monster del 2003, che valse l’Oscar a Charlize Theron, la sua vita torna ora su Netflix nel docufilm Aileen: storia di una serial killer, disponibile dal 30 ottobre in tutto il mondo.
Questa volta la voce narrante non è quella del cinema, ma la sua: attraverso interviste inedite, materiali d’archivio e testimonianze dirette, il documentario restituisce ad Aileen il potere di raccontarsi. Conosciuta come l’Assassina dell’Autostrada, tra il 1989 e il 1990 uccise almeno sette uomini nelle zone isolate del nord e del centro della Florida, sostenendo fino all’ultimo di aver agito per legittima difesa contro tentativi di stupro.
Aileen Carol Pittman nacque il 29 febbraio 1956 a Rochester, in Michigan, in una famiglia già distrutta alla radice. Suo padre Leo Dale Pittman era un molestatore di minori affetto da schizofrenia, che si tolse la vita impiccandosi in carcere quando lei aveva pochi anni. La madre Diane, che aveva appena quindici anni quando la partorì, abbandonò Aileen e il fratello Keith affidandoli ai nonni materni quando la bambina aveva quattro anni.
Ma la nuova casa non offrì alcuna salvezza. Il nonno Lauri Jacob Wuornos era alcolista e, secondo il racconto di Aileen, la molestava regolarmente, mentre la nonna soffriva di problemi con l’alcol. A dieci anni la bambina ebbe i suoi primi rapporti sessuali con il fratello, e a undici anni cominciò a prostituirsi. A dodici anni viveva già di espedienti, vendendo favori sessuali in cambio di sigarette o cibo.
A quattordici anni venne violentata da un amico di famiglia e rimase incinta. Il bambino nacque in un istituto di maternità a Detroit e venne dato in adozione. Qualche mese dopo la nascita, la nonna morì di insufficienza epatica e il nonno la cacciò di casa. Espulsa da scuola, Aileen divenne una vagabonda sopravvivendo con prostituzione, furti e piccoli reati che la condussero spesso in carcere.
Nel 1974, a diciotto anni, venne arrestata per la prima volta con l’accusa di guida in stato di ebbrezza, disturbo della quiete pubblica e per aver sparato con una pistola calibro 22 da un veicolo in movimento. Nel 1976, appena ventenne, sposò il facoltoso sessantanovenne Lewis Gratz Fell, ma il matrimonio durò solo nove settimane: Aileen venne arrestata per aver aggredito un cliente in un bar e per aver colpito anche il marito, che ottenne un ordine di restrizione nei suoi confronti.
Due giorni dopo il suo ritorno in Michigan, il fratello Keith morì per un cancro all’esofago e Aileen ottenne 10.000 dollari dall’assicurazione. Negli anni successivi collezionò altri arresti per furto d’auto, resistenza alla polizia, false generalità e minacce con arma da fuoco. Nel gennaio 1986 conobbe Tyria Moore, una cameriera dell’Ohio, in un locale gay. Le due instaurarono una relazione profonda e tormentata, andando a vivere insieme. Tyria divenne l’unico affetto stabile della vita di Aileen, l’unica persona di cui si fidasse davvero.
Il 30 novembre 1989 Aileen tornò a casa di Tyria con l’auto della sua prima vittima, raccontando alla compagna di aver ucciso un cliente e di avergli sottratto il veicolo. L’auto apparteneva a Richard Mallory, un elettricista di 51 anni, il cui corpo venne trovato il 13 dicembre in un bosco vicino all’autostrada, colpito da tre proiettili calibro 22 al petto.
Nei mesi successivi seguì una sequenza di violenza sempre più disordinata. Il 5 maggio 1990 venne ritrovato il cadavere di un uomo non identificato, ucciso da due colpi di calibro 22. Nel giugno dello stesso anno, nei pressi della Interstate 19 in Florida, venne scoperto il corpo di David Spears, un camionista ucciso con sei colpi della stessa arma. Il detective Orange ritrovò il mezzo dell’uomo completamente privo di indizi, ma la relazione di una criminologa fece emergere un dettaglio decisivo: l’assassino era probabilmente una donna.
Il 6 giugno venne trovata un’altra vittima in avanzato stato di decomposizione, identificata come Charles Carskadonn, un allevatore di bestiame ucciso con nove colpi di calibro 22. Eugene Burness venne trovato morto lungo la Interstate 75, Dick Humphreys nel settembre del 1990, e infine Walter Jeno Antonio, un poliziotto in pensione, nel novembre dello stesso anno con quattro colpi della stessa arma. Tutti gli uomini erano stati uccisi dopo un incontro casuale, probabilmente un rapporto sessuale, poi gli spari.
La polizia costituì una task force elaborando per la prima volta l’ipotesi che si trattasse di una prostituta che, dopo aver adescato le vittime, le uccideva. La svolta delle indagini arrivò quando Wuornos depositò a un banco dei pegni una videocamera appartenuta a Mallory, lasciando impronte digitali che gli inquirenti confrontarono con successo con quelle ritrovate su una delle scene del crimine.
L’arresto avvenne il 9 gennaio 1991 durante una festa di motociclisti, con l’accusa iniziale di porto d’armi abusivo. In mancanza di prove decisive, i poliziotti chiesero a Tyria Moore di parlare con Aileen. La compagna accettò di collaborare e, durante una conversazione registrata, Aileen confessò sei omicidi dichiarando di aver agito per legittima difesa, sostenendo che tutti gli uomini avevano tentato di stuprarla.
Solo anni dopo si scoprì che Richard Mallory aveva effettivamente scontato una pena per violenza sessuale, un dettaglio che rese la sua versione almeno parzialmente più credibile. Durante il processo, il pubblico vide una donna rabbiosa, instabile, intrappolata fra il desiderio di giustizia e l’odio verso il mondo. Condannata a morte per iniezione letale nel 1992, Aileen trascorse dieci anni nel braccio della morte del carcere di Starke, in Florida, mantenendo fino all’ultimo la convinzione di essere stata una vittima più che un’assassina.
Morì il 9 ottobre 2002, all’età di 46 anni. Fu giustiziata con iniezione letale.



