Nel cuore di Roma, all’incrocio tra via Cavour e via dei Fori Imperiali, si erge da secoli una testimonianza silenziosa del potere medievale: la Torre dei Conti. Questo imponente edificio, situato nel rione Monti presso largo Corrado Ricci, rappresenta uno degli esempi più significativi dell’architettura fortificata della città eterna, sebbene oggi appaia come una versione ridotta della sua maestosità originale.
La torre è tornata drammaticamente alla cronaca: una porzione della struttura, infatti, è parzialmente crollata durante lavori di ristrutturazione. L’area circostante è stata immediatamente evacuata e transennata, con il traffico veicolare e pedonale interdetto nel tratto interessato. Le autorità stanno conducendo verifiche strutturali approfondite per valutare l’integrità del resto dell’edificio e pianificare gli interventi necessari di messa in sicurezza e restauro. Al momento, un operaio è intrappolato sotto le macerie.
La storia della torre affonda le radici nell’858, quando Pietro dei Conti di Anagni fece erigere un primo nucleo fortificato sopra una delle esedre del portico del tempio della Pace. La struttura venne rivestita con travertino prelevato dai vicini Fori Imperiali, una pratica comune nel Medioevo che vedeva il riutilizzo dei materiali antichi. Questo rivestimento originale, però, non è più visibile essendo stato asportato nel XVI secolo per la costruzione di Porta Pia.
L’edificio assunse la forma e il nome attuale nel 1203, quando furono effettuati importanti lavori di ampliamento. Secondo le fonti storiche, i lavori furono commissionati da papa Innocenzo III per la sua famiglia, i Conti di Segni, oppure da Riccardo conte di Sora, fratello del pontefice. La costruzione, poi, si concluse nel 1216, anno della morte di Innocenzo III.
Nelle sue Vite, Giorgio Vasari attribuisce il disegno dell’edificio allo scultore e architetto Marchionne Aretino, lo stesso artista che completò la Chiesa di Santa Maria della Pieve ad Arezzo. Questa attribuzione conferisce alla torre un ulteriore valore artistico, collegandola a una figura di rilievo nell’architettura medievale italiana.
La Torre dei Conti conquistò nei secoli l’ammirazione di illustri visitatori. Francesco Petrarca la definì Turris illa toto orbe unica, ovvero quella torre unica in tutto il mondo. Questo appellativo non era frutto di retorica: l’altezza originaria della struttura, infatti, raggiungeva i 50-60 metri, una dimensione impressionante che le valse anche il soprannome di Torre Maggiore. Nel corso del tempo, però, la torre ha raggiunto appena i 29 metri, conseguenza dei numerosi eventi sismici che l’hanno colpita nel corso dei secoli.
Il primo devastante colpo alla struttura arrivò con il terremoto del 1349, che interessò l’Appennino centro-meridionale. Il sisma danneggiò talmente la torre da renderla inabitabile, costringendo al suo abbandono per quasi tre secoli. Solo nel 1620 furono avviati lavori di ricostruzione, ma altri terremoti seguirono nel 1630 e nel 1644, minando ulteriormente la stabilità dell’edificio.
Alla fine del XVII secolo, durante il pontificato di papa Alessandro VIII, furono realizzati importanti interventi di consolidamento con la costruzione di due contrafforti di rinforzo, ancora oggi visibili. Questi elementi architettonici servivano a distribuire il peso della struttura e a prevenire ulteriori crolli. L’urbanizzazione moderna, però, ha profondamente modificato il contesto in cui si trovava la torre. L’apertura di via Cavour alla fine dell’Ottocento e quella di via dei Fori Imperiali durante il periodo fascista isolarono completamente l’edificio dalle costruzioni circostanti, lasciandolo come un monumento solitario in mezzo al traffico urbano.
Nel 1937, poi, la torre conobbe una destinazione particolare: Benito Mussolini la donò alla Federazione nazionale arditi d’Italia, che la occupò fino al 1943. L’anno successivo, nel 1938, il salone del tempio della Pace, sulle cui mura perimetrali si sorregge la torre, fu trasformato in mausoleo per il generale Alessandro Parisi, presidente della federazione e figura di spicco degli arditi, morto in un incidente stradale quello stesso anno. Le spoglie del generale sono tuttora conservate nella sala, all’interno di un sarcofago di epoca romana.



