Le Brigate Rosse sono state un’organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra, di matrice marxista-leninista, che venne costituita nell’agosto del 1970 al fine di propagandare e sviluppare la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo. Si trattò del gruppo terroristico di sinistra più potente, il più numeroso e il più longevo dell’Europa occidentale dopo il secondo dopoguerra.
Secondo i calcoli di Renato Curcio, uno dei fondatori, 911 persone furono inquisite per avere fatto parte delle BR, alle quali vanno aggiunte altre 200-300 persone facenti parte dei vari gruppi armati che dalle BR si staccarono. Dall’altro lato della bilancia, secondo l’inchiesta di Sergio Zavoli “La notte della Repubblica”, dal 1974 al 1988 le Brigate Rosse rivendicarono 86 omicidi, la maggior parte dei quali colpì agenti di polizia e carabinieri, magistrati e uomini politici.
Le origini dell’organizzazione affondano le proprie radici nell’onda lunga della contestazione giovanile, che nel 1969 finì per sovrapporsi alla conflittualità nelle fabbriche, in un clima generale di scontri sociali e instabilità politica nel Paese. Il picco delle tensioni si verificò durante il cosiddetto autunno caldo, una stagione di intense lotte sindacali culminate nel 1970 con l’approvazione dello Statuto dei lavoratori.
Stando a quanto raccontato dai suoi stessi militanti, il passaggio alla lotta armata fu deciso nel corso di un convegno tenutosi in località Pecorile, frazione di Vezzano sul Crostolo in provincia di Reggio Emilia, a cui parteciparono diversi estremisti di sinistra provenienti da Milano, Trento, Reggio Emilia e Roma. Al gruppo si aggiunsero i militanti del cosiddetto gruppo reggiano, tra cui Alberto Franceschini, Franco Bonisoli e Prospero Gallinari, quelli dell’Università di Trento, tra cui Renato Curcio e Margherita Cagol, e quelli del gruppo di operai e impiegati di Pirelli e Sit-Siemens, tra cui Mario Moretti. È proprio al 1970 che risalgono le prime azioni rivendicate dalle Brigate Rosse.
Alla vigilia dell’autunno caldo, Renato Curcio e Margherita Cagol si erano trasferiti nella metropoli milanese, unendosi alla contestazione operaia e antisindacale. Nell’autunno 1969, Curcio fondò il Collettivo Politico Metropolitano, un gruppo eterogeneo di militanti che divenne un punto di riferimento politico-culturale in quel periodo.

Il contesto storico era segnato dalla strategia della tensione. A dicembre 1969, il periodico progressista britannico The Observer evidenziò il coinvolgimento di ambienti di destra negli attentati culminati nella strage di Piazza Fontana a Milano: l’esplosione di una bomba presso la Banca nazionale dell’Agricoltura il 12 dicembre 1969 causò 17 morti e 88 feriti. Per alcuni gruppi di sinistra, quella strage rappresentò una spinta definitiva verso la lotta armata.
Dopo una fase di cosiddetta propaganda armata con attentati dimostrativi all’interno delle fabbriche e sequestri di dirigenti industriali e magistrati (come il dirigente della Sit-Siemens Idalgo Macchiarini), dal 1974 al 1976 vennero arrestati o uccisi i principali brigatisti del gruppo iniziale. Da quel momento la direzione dell’organizzazione passò ai brigatisti nel nuovo Comitato Esecutivo in cui assunse un ruolo determinante Mario Moretti. Sotto la nuova direzione, le Brigate Rosse potenziarono notevolmente la capacità logistico-militare, estendendo l’azione oltre che nelle città del Nord anche a Roma e Napoli, moltiplicando gli attacchi sempre più cruenti contro politici, magistrati, industriali e forze dell’ordine, con il massimo dell’attività tra il 1977 e il 1980.
Il momento culminante dell’attività del gruppo fu l’agguato di via Fani e il sequestro Moro nella primavera 1978, ideati proprio da Moretti con la compagna Barbara Balzerani. Tra le persone coinvolte anche Anna Laura Braghetti, scomparsa proprio oggi. Con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, le Brigate Rosse sembrarono in grado di influire in modo decisivo sull’equilibrio politico italiano e di poter sovvertire l’ordine democratico della Repubblica.
L’organizzazione entrò in crisi nei primi anni ’80 per il suo irreversibile isolamento all’interno della società italiana, e venne progressivamente distrutta grazie alla crescente capacità di contrasto da parte delle forze dell’ordine. Fondamentale fu anche la promulgazione di una legge dello Stato italiano che concedeva cospicui sconti di pena ai membri che avessero rivelato l’identità di altri terroristi.
Nel 1987 Renato Curcio e Mario Moretti firmarono un documento in cui dichiaravano conclusa l’esperienza delle BR. Tuttavia, la denominazione Brigate Rosse ricomparve, dopo anni di assenza, nel 1999, per rivendicare nuovi cruenti attentati nel periodo 1999-2003. In un comunicato emesso nel 2003 dalla procura della Repubblica di Bologna, l’organizzazione veniva considerata ancora attiva con nuovi componenti, fino al 2009.



