Il 10 novembre 1975, nella villa Monte San Pietro di Osimo, proprietà del conte Giulio Leopardi Dittajuti, i ministri degli esteri di Italia e Jugoslavia firmarono un accordo destinato a chiudere definitivamente una delle questioni più spinose del dopoguerra italiano: la definizione dei confini nel Territorio Libero di Trieste. Il trattato di Osimo pose fine a quasi trent’anni di incertezze, sancendo l’assegnazione definitiva della zona A all’Italia e della zona B alla Jugoslavia.
L’accordo rappresentò la conclusione di una fase storica iniziata nel 1947 con il trattato di pace di Parigi, quando l’Italia dovette cedere alla Jugoslavia gran parte della Venezia Giulia, includendo Fiume e le isole del Quarnaro, la quasi totalità dell’Istria e gli altopiani carsici a est e nord-est di Gorizia. In quella circostanza venne creato il Territorio Libero di Trieste, comprendente l’attuale provincia di Trieste e i territori costieri istriani da Ancarano a Cittanova, oggi rispettivamente in Slovenia e Croazia.
La mancata attivazione delle procedure per costituire gli organi costituzionali del Territorio Libero di Trieste impedì di fatto la nascita di questa entità. La successiva cessione del potere di amministrazione civile rispettivamente all’Italia per la zona A e alla Jugoslavia per la zona B, sancita dal Memorandum di Londra del 1954, creò le condizioni che portarono al trattato di Osimo ventun anni dopo.
Il trattato di Osimo rappresentò il primo accordo internazionale i cui negoziati per l’Italia non vennero curati dal Ministero degli affari esteri. Le trattative furono condotte deliberatamente in maniera riservata e l’incarico venne affidato dal governo a Eugenio Carbone, un dirigente del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato. I firmatari furono Mariano Rumor per l’Italia e Miloš Minić per la Jugoslavia.
Gli accordi di Osimo a #PassatoePresente. In studio il prof. #LucianoMonzali, insieme a @PaoloMieli e alla giovane storica #EmanuelaLucchetti.
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Oggi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare il momento storico con una nota:
Il percorso di riconciliazione e ampia collaborazione con quei Paesi costituisce un esempio nella comunità internazionale. La cooperazione transfrontaliera, al pari del riconoscimento del ruolo e della promozione delle rispettive minoranze linguistiche nelle zone di insediamento storico – fondamentale elemento di dialogo e di sviluppo congiunto – ha concorso a bonificare i lacerti di odio giacenti ed è stata capace di contribuire a sanare lacerazioni, a promuovere benessere e stabilità per le rispettive comunità.
Segno concreto, in questo nostro continente, di affermazione dei principi di libertà, uguaglianza, democrazia e rispetto dello Stato di diritto.
L’apporto italiano a fare dei Balcani una terra di pace rappresenta un impulso affinché si superino le contrapposizioni e le tensioni tuttora presenti nell’area, facendo prevalere processi di stabilizzazione e prospettiva europea per ciascuno dei partner regionali.
Va detto che all’epoca l’accordo venne avversato da parte delle popolazioni coinvolte, soprattutto dagli esuli italiani che sostennero di essere stati abbandonati dall’Italia. Il trattato fu ratificato dall’Italia il 14 marzo 1977 con la legge numero 73 ed entrò in vigore l’11 ottobre dello stesso anno, chiudendo definitivamente una questione che aveva segnato profondamente la storia del confine orientale italiano nel secondo Dopoguerra.



