Partiamo da una prima notizia: la terapia elettroconvulsivante, comunemente nota come elettroshock, procedura medica attuata con una breve corrente elettrica nel cervello creata negli anni ’30 dai neurologi italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini, è ancora utilizzata per trattare patologie come depressione grave o catatonia o nei pazienti con un elevato rischio di suicidio o che non sono in grado di assumere farmaci.
Non è più una procedura brutale come agli inizi (pensiamo a Qualcuno volò sul nido del cuculo). Viene praticata sotto anestesia generale e con l’uso di miorilassanti. Tuttavia, uno studio recentissimo, pubblicato sull’International Journal of Mental Health, evidenzia che potrebbe causare una gamma di effetti collaterali molto più ampia di quanto si pensasse finora. Tanto da chiedere la sospensione temporanea di questo trattamento per la depressione in attesa di ricerche più approfondite.
Mentre la perdita di memoria a breve e lungo termine è un effetto collaterale ampiamente riconosciuto dell’elettroshock, la nuova ricerca ha identificato 25 ulteriori effetti avversi preoccupanti, tra cui problemi cardiovascolari, affaticamento cronico e appiattimento emotivo. Lo studio si basa su un sondaggio condotto su 747 pazienti sottoposti a ECT e 201 loro familiari o amici.

Tra i risultati più allarmanti dello studio emerge che quasi un quarto dei partecipanti ha riportato problemi cardiaci come aritmie dopo il trattamento, mentre oltre la metà ha sofferto di mal di testa ricorrenti. Più di tre quarti dei pazienti ha sperimentato appiattimento emotivo, una condizione che riduce drasticamente la capacità di provare sentimenti.
Alcuni effetti collaterali risultano collegati alla perdita di memoria, come problemi relazionali, difficoltà di orientamento spaziale e perdita del vocabolario. Il professor John Read dell’Università dell’East London, autore dello studio, sottolinea che non è ancora chiaro se l’elettroshock sia più efficace del placebo, rendendo questi nuovi risultati ancora più preoccupanti.
L’elettroshock rimane un trattamento che divide profondamente i professionisti della salute mentale. Sebbene alcune persone riportino miglioramenti nei sintomi, non si conosce esattamente come l’ECT influenzi il cervello.
Le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence stabiliscono che i medici dovrebbero considerare l’elettroshock solo per il trattamento acuto della depressione grave che mette in pericolo la vita e quando è richiesta una risposta rapida, quando è la preferenza della persona basata su esperienze passate, o quando altri trattamenti hanno fallito. I pazienti devono essere informati sui rischi e benefici, e le cliniche devono essere accreditate e registrare i dati su somministrazione e risultati.



