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Home » Spettacolo » C’è Ancora Domani, perché Paola Cortellesi ha deciso di girarlo in bianco e nero?

C’è Ancora Domani, perché Paola Cortellesi ha deciso di girarlo in bianco e nero?

Paola Cortellesi spiega perché ha scelto il bianco e nero per C'è ancora domani: autenticità, omaggio al neorealismo e rappresentazione della condizione femminile.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene25 Novembre 2025
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Paola Cortellesi in "C'è ancora domani"
Paola Cortellesi in "C'è ancora domani" (fonte: Vision Distribution)

C’è ancora domani, il fenomeno cinematografico italiano del 2023 diretto e interpretato da Paola Cortellesi, ha conquistato milioni di spettatori anche con una scelta stilistica precisa e coraggiosa: il bianco e nero. Una decisione tutt’altro che casuale, che affonda le radici nella volontà di dare autenticità e profondità a una storia ambientata nell’Italia del 1946.

Come ha spiegato la stessa Cortellesi, il bianco e nero rappresenta il modo in cui ha sempre immaginato le storie raccontate dalle nonne e dalle bisnonne. Quelle narrazioni di vite vissute nel dopoguerra, fatte di sacrifici e resilienza, hanno sempre assunto nella sua mente le tonalità del bianco e nero, come le fotografie sbiadite di un’epoca lontana ma ancora viva nella memoria collettiva.

La scelta estetica serve anche a rappresentare simbolicamente l’assenza di colore tipica delle vite delle donne dell’Italia post bellica. Il personaggio di Delia, donna instancabile e quasi invisibile eppure testarda e resiliente, prende forma proprio attraverso questa palette cromatica essenziale, che restituisce la dimensione quotidiana di chi viveva ai margini, senza voce e senza diritti. Il bianco e nero si adatta perfettamente all’ambiente popolare di Testaccio, il quartiere romano scelto come ambientazione principale.

Una scena di "C'è ancora domani"
Una scena di “C’è ancora domani” (fonte: Vision Distribution)

Cortellesi ha voluto rendere omaggio alla grande tradizione italiana dei film neorealisti, pur mantenendo una distanza critica da quel cinema. I suoi riferimenti culturali, pur presenti, non sono direttamente il cinema di Rossellini o Una giornata particolare di Ettore Scola: la regista ha scelto una strada personale, utilizzando il bianco e nero non come semplice citazione, ma come strumento narrativo ed emotivo.

Un ulteriore strizzata d’occhio al cinema del dopoguerra si trova nei primi minuti del film, confezionati in formato 4:3, per un look ancora più vintage che catapulta immediatamente lo spettatore nell’atmosfera del 1946. Solo successivamente il formato si espande, accompagnando l’evoluzione narrativa.

La scelta del bianco e nero ha permesso alla Cortellesi anche di affrontare il tema delicato della violenza domestica in modo diverso rispetto alle convenzioni cinematografiche contemporanee. Come ha dichiarato l’attrice e regista, il pericolo del voyerismo è sempre dietro l’angolo quando si rappresentano scene di violenza. L’assenza del colore contribuisce a creare una distanza che protegge dalla spettacolarizzazione, pur mantenendo intatta la forza emotiva e la denuncia sociale.

Il risultato è un film che ha saputo trasformare una scelta stilistica apparentemente vincolante in un punto di forza, dimostrando come il bianco e nero possa ancora oggi essere uno strumento espressivo potente e contemporaneo, capace di parlare al pubblico di massa senza rinunciare alla complessità artistica.

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