Una delle scoperte paleontologiche più importanti degli ultimi decenni è emersa in Italia, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. Migliaia di impronte di dinosauri, lasciate circa 210 milioni di anni fa, sono state individuate in Valle di Fraele, una zona montuosa e impervia in Valtellina. Questa distesa di orme fossili si estende per chilometri lungo pareti rocciose di dolomia che oggi sono quasi verticali. La scoperta è talmente vasta e significativa che è stata definita il più grande sito delle Alpi e uno dei più ricchi di tracce di dinosauri al mondo. Secondo il paleontologo Cristiano Dal Sasso, questo ritrovamento è il più importante sui dinosauri italiani da quello del famoso esemplare di Ciro (lo Scipionyx samniticus) negli anni ’80.
La straordinaria “valle dei dinosauri” è stata trovata quasi per caso. Un fotografo naturalista, Elio Della Ferrera, stava semplicemente facendo un’escursione per fotografare cervi quando ha notato delle grandi orme, alcune con un diametro fino a 40 centimetri, impresse nella roccia. Subito ha documentato le tracce e ha avvisato gli esperti.
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Le orme appartengono a dinosauri prosauropodi del Triassico Superiore. Questi erano grandi erbivori dal collo lungo e dalla corporatura massiccia, antenati di dinosauri molto più famosi come il Brontosauro. Potevano raggiungere i dieci metri di lunghezza ed erano dotati di artigli su mani e piedi.
Lo stato di conservazione delle impronte è eccezionale, tanto da permettere di distinguere perfino dettagli come dita e artigli. Le tracce non sono lasciate a caso: formano piste lunghe centinaia di metri che indicano chiaramente la presenza di branchi in movimento coordinato. In alcuni punti, le orme si dispongono persino in cerchio, suggerendo l’esistenza di comportamenti sociali complessi, forse legati a strategie di difesa contro i predatori.
Per capire come mai le orme si trovano su pareti verticali, bisogna fare un viaggio indietro nel tempo. 210 milioni di anni fa, l’area dello Stelvio non era una montagna fredda, ma si trovava lungo le rive dell’Oceano Tetide, in un ambiente caldo e tropicale fatto di lagune e piane di marea. I dinosauri camminavano su quelle spiagge piatte, ma nel corso di milioni di anni, i processi geologici che hanno portato al sollevamento delle Alpi hanno spinto quelle antiche superfici del terreno fino a farle diventare le pareti che vediamo oggi.
L’estensione e il livello di conservazione di questo sito sono un patrimonio scientifico enorme. Gli studiosi useranno droni e tecnologie avanzate per mappare l’area, dato che non è raggiungibile a piedi, e si aspettano che questo sito aggiunga tasselli fondamentali alla storia geologica delle Alpi e alla nostra comprensione della vita dei dinosauri più antichi.
