Oggi lo diamo per scontato, ma il panettone non è sempre stato il “grattacielo” soffice che vediamo sulle nostre tavole. Fino ai primi del Novecento, il dolce tipico di Milano era una sorta di focaccia bassa e compatta, molto simile a un grande biscotto lievitato. La trasformazione nella cupola iconica che conosciamo oggi è il risultato di una vera e propria battaglia industriale combattuta a colpi di marketing e innovazione tecnica tra due giganti: Angelo Motta e Gioacchino Alemagna. È una storia che mescola artigianato e ambizione, trasformando un prodotto locale nel simbolo del Natale italiano nel mondo.

Tutto cambiò nel 1919, quando Angelo Motta decise di rivoluzionare la ricetta tradizionale. Ispirandosi alla lavorazione del kulic (un dolce pasquale russo), Motta decise di aggiungere più grassi e di far lievitare l’impasto per ben tre volte, per un totale di quasi 20 ore. Ma il vero colpo di genio fu l’intuizione tecnica: per permettere a quell’impasto così ricco e soffice di crescere verso l’alto senza collassare, lo avvolse in una fascia di carta paglia. Nacque così la forma “a fungo” o a cupola. Questa innovazione non solo rendeva il panettone visivamente più spettacolare rispetto alla versione bassa della concorrenza, ma ne migliorava drasticamente la sofficità, creando quegli alveoli grandi e leggeri che tutti cerchiamo oggi.
La rivalità tra Motta e Alemagna negli anni ’30 e ’40 fece il resto. I due marchi iniziarono a sfidarsi a colpi di cartelloni pubblicitari e confezioni sempre più eleganti, trasformando il panettone da semplice pane dolce a regalo di lusso. Se Alemagna puntava sull’eleganza della borghesia milanese, Motta puntava sulla produzione industriale su larga scala, rendendo il dolce accessibile a tutti. Questa “guerra delle cupole” ha definito non solo l’estetica del Natale italiano, ma ha anche creato un intero settore economico. Oggi, che tu sia un purista del panettone artigianale o un amante di quello del supermercato, sappi che quella forma slanciata è nata dalla voglia di superare i limiti della fisica e della concorrenza, diventando il monumento gastronomico delle nostre feste.



