Dopo oltre cinquant’anni dai primi delitti, il caso del Mostro di Firenze torna sotto i riflettori. A dicembre 2025 spunta un documento che potrebbe cambiare tutto quello che sappiamo su uno dei misteri criminali più oscuri d’Italia. Durante la puntata di “Pulp Podcast” condotta da Fedez e Mr. Marra, andata in onda il primo dicembre 2025, viene mostrato un foglio dattiloscritto con una scritta particolare: “Retau 1974“. A consegnarlo è stata Annamaria Mazzari, che fino al 2004 era conosciuta come Suor Elisabetta. La donna ha seguito spiritualmente Pietro Pacciani, il contadino fiorentino finito al centro delle indagini sul Mostro negli anni Novanta.
Il documento contiene otto nomi accompagnati da sigle e cifre, probabilmente somme in lire. Solo un nome, “Duca”, è cancellato con una riga e non ha cifre accanto. Secondo Mazzari, questo non sarebbe un semplice elenco ma una vera e propria “squadra della morte” con un obiettivo preciso. Pacciani? Per lei sarebbe stato solo “un incidente di percorso”, non il vero responsabile.
La lista inizia con due nomi che hanno fatto scattare l’allarme: Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, fondatori della comunità “Il Forteto“. Questa cooperativa agricola nel Mugello, nata nel 1977 per accogliere minori in difficoltà, è finita sotto inchiesta per uno degli scandali più gravi della storia italiana: abusi sessuali, maltrattamenti e violenze psicologiche su ragazzi affidati dai tribunali. Le indagini hanno portato a condanne definitive e al commissariamento della struttura.

Il fatto che questi nomi compaiano proprio all’inizio della lista ha spinto la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto a chiedere ufficialmente di acquisire il documento. L’obiettivo è verificare se sia autentico e cosa possa rivelare sui delitti che terrorizzarono la Toscana tra il 1968 e il 1985, quando il Mostro uccise otto coppie nelle campagne fiorentine.
Il professor Giovanni Bottiroli, grafologo forense ed esperto nella datazione degli inchiostri, ha esaminato il foglio. La sua analisi preliminare ha stabilito che carta e inchiostro sono compatibili con gli anni Settanta e Ottanta. Un dettaglio tutt’altro che banale: molti dei nomi scritti su quel foglio non erano ancora stati collegati al caso del Mostro in quegli anni. Come è possibile che qualcuno li avesse già messi insieme decenni fa?
Tra gli altri nomi presenti figurano Francesco Narducci, medico perugino morto in circostanze mai del tutto chiarite nel 1985, e Francesco Calamandrei, farmacista che fu indicato come possibile mandante ma poi assolto definitivamente nel 2008. Ci sono anche Rolf Reinecke, Joe Bevilacqua e Giulio Cesare Zucconi, tutti in qualche modo sfiorati dalle indagini nel corso degli anni.
La parola “Retau” accanto alla data 1974 – anno del primo duplice omicidio attribuito al Mostro – indicherebbe secondo alcune teorie una presunta setta che avrebbe ordinato i delitti. Un’ipotesi che da sempre accompagna questo caso, ma mai dimostrata.
La Commissione parlamentare ha già audito a luglio 2025 il magistrato Giuliano Mignini, responsabile della cosiddetta “inchiesta bis” sul Mostro, e a novembre il commissario Michele Giuttari. Ora il documento passerà attraverso una “perizia pro veritate” per stabilire con certezza la sua autenticità, la provenienza e il contenuto reale.
È importante sottolineare che questo foglio non è una prova di colpevolezza. Nessuno degli otto nomi equivale a un’accusa. Si tratta piuttosto di un punto di partenza per nuove domande, un possibile filo rosso che potrebbe aiutare a capire meglio cosa accadde davvero in quegli anni terribili.
Negli anni Novanta, Pietro Pacciani e i suoi presunti complici Mario Vanni e Gianni Lotti finirono sotto processo per gli omicidi del Mostro. I processi si conclusero con esiti controversi e molti dubbi sulla loro reale responsabilità. Pacciani morì prima della conclusione definitiva di un nuovo appello, lasciando la sua posizione ancora oggi oggetto di dibattito.
Dopo oltre mezzo secolo dal primo delitto, il caso del Mostro di Firenze continua a sollevare interrogativi. Se la perizia confermerà l’autenticità del documento e la sua rilevanza storica, potremmo assistere a nuovi approfondimenti investigativi o almeno a un dibattito pubblico più consapevole su uno dei gialli irrisolti più famosi d’Italia.
La verità, forse, è ancora là fuori da qualche parte.



