Li vedi ovunque appesi agli alberi di Natale, li ricevi come regalo o li usi per decorare la tavola delle feste. Ma cosa sai davvero di quei bastoncini rossi e bianchi che chiamiamo candy canes? La loro storia è molto più affascinante di quanto immagini.
Tutto inizia nella Cattedrale di Colonia, in Germania, intorno al 1670. Il maestro del coro aveva un problema: durante le lunghe funzioni religiose natalizie, i bambini si annoiavano e facevano rumore. La sua soluzione geniale? Distribuire bastoncini di zucchero piegati a forma di uncino, che ricordavano i bastoni dei pastori della Natività. Un dolce che teneva occupate le bocche dei piccoli fedeli e allo stesso tempo raccontava la storia del Natale.
La tradizione attraversò l’Atlantico grazie agli immigrati tedeschi. Il primo documento americano che parla di candy canes risale al 1847, quando August Imgard, originario di Wooster in Ohio, decorò la sua abitazione con questi dolci zuccherati. Un gesto semplice che portò un pezzo della sua terra natale nel Nuovo Mondo.
Ecco una rivelazione che sorprende tutti: i candy canes non sono nati a strisce. All’inizio erano completamente bianchi, candidi come la neve. Le cartoline natalizie precedenti al 1900 lo dimostrano chiaramente. Nessuno sa con precisione chi abbia avuto l’idea di aggiungere quella caratteristica spirale rossa che oggi consideriamo indispensabile. Un mistero ancora irrisolto nella storia delle tradizioni natalizie.
Se devi scegliere un peccato di gola durante le feste, il candy cane è una scelta intelligente. Un bastoncino standard di circa dodici centimetri contiene solo 50 calorie e, particolare non trascurabile, è completamente privo di grassi e colesterolo. Rispetto a panettoni, torroni e cioccolatini vari, rappresenta davvero la concessione meno dannosa.
Nel 2012, lo chef Alain Roby di Geneva, nell’Illinois, ha realizzato qualcosa di straordinario: il candy cane più grande del mondo. Immagina un bastoncino lungo oltre 15 metri che ha richiesto circa 400 chili di zucchero per essere completato. Alla fine è stato frantumato con un martello, permettendo alle persone di portarsi a casa un frammento di questa creazione monumentale.

Anche il modo in cui consumi il tuo candy cane rivela qualcosa sulla tua personalità. Uno studio ha scoperto che il 54% dei bambini preferisce succhiarlo lentamente, assaporandolo il più a lungo possibile. Il 24%, invece, lo mastica subito. Curioso notare che i maschi risultano quasi il doppio più propensi a essere “masticatori” rispetto alle ragazze.
Ogni anno vengono sfornati circa 1,2 miliardi di candy canes in tutto il mondo, secondo la National Confectioners Association. La parte incredibile? Il 90% viene venduto tra il Giorno del Ringraziamento e Natale. Resta il mistero: chi compra quell’altro 10% durante il resto dell’anno?
La produzione industriale dei candy canes deve molto a un prete cattolico. Negli anni Venti del secolo scorso, Bob McCormack iniziò a prepararli in casa per i suoi figli. Il successo fu tale che fondò la Bobs Candies, la prima azienda specializzata in questi dolci. Ma la vera svolta arrivò grazie a suo cognato, padre Gregory Harding Keller, che inventò una macchina rivoluzionaria capace di produrre milioni di bastoncini al giorno.
I candy canes hanno anche una ricorrenza ufficiale: il National Candy Cane Day si celebra il 26 dicembre, proprio il giorno dopo Natale. Un tempismo perfetto, considerando che molte persone hanno appena finito le scorte accumulate durante le feste.
Nonostante l’automazione, alcuni luoghi come Disneyland continuano a produrre candy canes a mano, seguendo tecniche tradizionali. Osservare i maestri pasticceri che lavorano lo zucchero bollente, lo stendono, lo colorano e lo piegano nella forma iconica è uno spettacolo ipnotico. Dietro questi apparentemente semplici dolcetti si nasconde un’arte antica che unisce abilità, pazienza e tradizione.



