Ogni 31 dicembre milioni di italiani si riuniscono davanti alla televisione per ascoltare le parole del presidente della Repubblica. Una tradizione che accompagna il paese dal 1949, anche se non formalmente prevista dalle norme costituzionali. Il messaggio di fine anno del capo dello stato, dunque, rappresenta ormai un appuntamento imprescindibile, capace di fotografare lo stato di salute della nazione e di raccontare, attraverso le parole scelte, l’evoluzione della società italiana.
In particolare, l’analisi dei discorsi pronunciati dal 1949 a oggi offre spunti di riflessione sorprendenti. Nel corso di oltre sette decenni, infatti, forma e contenuti si sono trasformati profondamente. A partire dagli anni ottanta in particolare, il testo è diventato significativamente più lungo, adottando al contempo un linguaggio più semplice e diretto. Inoltre sono diventati frequenti i riferimenti all’attualità politica, segnando un cambiamento netto rispetto al passato.
Da questo punto di vista si registra un momento di svolta a cavallo del 1980. Prima di tale data i messaggi raggiungevano raramente le mille parole, mentre a partire dal 1981 si arriva ad una media di oltre 2.200 termini utilizzati. Negli ultimi anni, poi, i messaggi di fine anno del capo dello stato sono stati di circa 1.700 parole, confermando questa tendenza verso discorsi più articolati e approfonditi rispetto al passato.
E’ bene precisare, però, che ogni presidente della Repubblica ha interpretato il proprio ruolo in maniera diversa, e questa differenza si può riscontrare anche nel modo di comunicare con i cittadini durante il messaggio di fine anno. In generale, i discorsi più lunghi sono stati quelli di Oscar Luigi Scalfaro. Sono suoi, infatti, 6 dei 15 messaggi più lunghi pronunciati dal 1949 a oggi, di cui 4 nelle prime posizioni. In questa particolare classifica trovano posto soltanto altri 3 presidenti: Sandro Pertini, Francesco Cossiga e Giorgio Napolitano.
I discorsi più brevi, invece, coincidono in gran parte con la prima fase del periodo repubblicano. Ai primi 5 posti troviamo i messaggi del primo presidente della Repubblica eletto dal parlamento, Luigi Einaudi. Giovanni Gronchi e Giovanni Leone, invece, compaiono 3 volte ciascuno, mentre Giuseppe Saragat e Antonio Segni una volta sola.
Curiosamente Francesco Cossiga compare in entrambe le graduatorie. Nel 1991, alla vigilia dell’esplosione del caso Tangentopoli, infatti, pronunciò un discorso di appena 418 parole, il più breve della sua presidenza e uno dei più corti della storia repubblicana.
Per quanto riguarda Sergio Mattarella, l’attuale capo dello stato, i suoi messaggi sono stati in media di 1.705 parole. Il più lungo è quello del suo insediamento nel 2015, unica occasione in cui ha superato i 2.000 termini utilizzati. Quello del 2021, invece, è il terzo più lungo del suo settennato, superato anche da quello del 2016.
Questa evoluzione nella lunghezza dei messaggi presidenziali riflette un cambiamento più ampio nel ruolo comunicativo del capo dello stato. Se nelle prime legislature i presidenti si limitavano a brevi auguri formali, con il tempo il messaggio di fine anno si è trasformato in un momento di riflessione collettiva, un’occasione per il presidente di parlare direttamente ai cittadini dei temi che attraversano il paese, dalle crisi economiche alle emergenze sanitarie, dai diritti civili alle questioni generazionali.



