Nelle profondità della nostra galassia esistono mondi “senzatetto”. Si tratta dei pianeti orfani, corpi celesti che non orbitano attorno a nessuna stella e vagano nel buio totale dopo essere stati espulsi dai loro sistemi solari d’origine. Per la prima volta, un team internazionale di scienziati è riuscito in un’impresa considerata quasi impossibile: misurare con precisione la massa e la distanza di uno di questi misteriosi vagabondi spaziali.
Il pianeta in questione è un gigante gassoso simile a Saturno, con una stazza pari a circa un quinto di quella di Giove. Si trova a quasi 10.000 anni luce da noi, verso il centro della Via Lattea. La sua storia è affascinante e drammatica: è nato come un pianeta comune all’interno di un disco di polveri e gas, ma un violento “biliardo cosmico” — causato dalle spinte gravitazionali di altri pianeti o stelle — lo ha scagliato fuori dal suo nido, condannandolo a un esilio eterno tra le stelle.

Individuare questi oggetti è difficilissimo perché sono piccoli, freddi e non emettono luce. Per scovarli, gli astronomi sfruttano il microlensing gravitazionale. Quando un pianeta orfano passa esattamente davanti a una stella lontana, la sua gravità agisce come una lente d’ingrandimento, deviando e potenziando per un breve istante la luce di quella stella.
Tuttavia, conoscere la massa di questo “lente” richiede di sapere quanto è lontano, un dato solitamente introvabile nel vuoto. La svolta è arrivata grazie a una coincidenza fortunata e alla visione binoculare spaziale. L’evento è stato osservato contemporaneamente da telescopi a terra (in Cile, Sudafrica e Australia) e dal telescopio spaziale Gaia, posizionato a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.
Proprio come i nostri due occhi ci permettono di percepire la profondità, la distanza tra la Terra e Gaia ha offerto due prospettive leggermente diverse. Confrontando il piccolissimo scarto temporale con cui la luce ha raggiunto i diversi osservatori, gli scienziati hanno calcolato che il pianeta si trova a 9.785 anni luce e pesa esattamente il 22% di Giove.
Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Science, non è solo un record tecnico. Conferma che molti dei pianeti orfani che popolano la galassia sono veri e propri “esuli” di sistemi planetari e non semplici stelle mancate. Gavin Coleman, astrofisico della Queen Mary University, ha spiegato che questo successo apre la strada a una nuova era di scoperte, specialmente in vista del lancio del Nancy Grace Roman Space Telescope previsto per il 2027. Questo nuovo occhio tecnologico sarà capace di setacciare lo spazio a una velocità mille volte superiore a Hubble, promettendo di svelare l’identità di migliaia di questi mondi fantasma che percorrono silenziosi le distese della galassia
