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Home » Cultura » Storia » Chi era Santa Francesca Cabrini, l’italiana che attraversò 28 volte l’Atlantico e cambiò per sempre la vita dei migranti

Chi era Santa Francesca Cabrini, l’italiana che attraversò 28 volte l’Atlantico e cambiò per sempre la vita dei migranti

Storia della prima santa americana cher aiutò i migranti italiani e fondò 80 istituti tra ospedali e scuole.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti2 Gennaio 2026
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Immagine dal film Cabrini
Immagine dal film Cabrini - Fonte: Dominus Producti

Maria Francesca Cabrini nacque il 15 luglio 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi, penultima di undici figli in una famiglia contadina. La sua esistenza avrebbe potuto seguire il corso ordinario di tante ragazze dell’epoca, eppure questa donna minuta e di salute cagionevole si trasformò in una delle figure più straordinarie della storia dell’emigrazione italiana.

Diplomata maestra elementare, Francesca maturò fin da giovane una vocazione religiosa che inizialmente sembrò destinata a infrangersi. La sua richiesta di entrare in convento, infatti, venne rifiutata proprio a causa della sua salute fragile. Non si arrese, però, e si dedicò alla cura di un orfanotrofio, dove con alcune compagne formò il primo nucleo delle Suore missionarie del Sacro Cuore.

Nel 1874 divenne religiosa e nel 1880 fondò a Codogno la congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. In quell’occasione aggiunse al proprio nome quello di Saverio, in onore di san Francesco Saverio, il grande missionario gesuita dell’Estremo Oriente. Il suo sogno iniziale era proprio raggiungere la Cina, ma fu papa Leone XIII a cambiarle il destino con una frase che avrebbe segnato la storia: non verso Oriente, ma verso Occidente, verso le Americhe dove milioni di italiani stavano migrando in cerca di fortuna.

Il 19 marzo 1889 ricevette dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini il crocifisso dei missionari. Quello stesso anno, all’età di 39 anni, Francesca Cabrini compì la sua prima traversata atlantica, condividendo con gli emigranti italiani i disagi, i problemi e le incertezze di chi lasciava tutto per un domani migliore. Quello che trovò negli Stati Uniti la sconvolse: connazionali laceri, malnutriti, senza fissa dimora, discriminati e disprezzati.

Gli italiani venivano chiamati Dagos, un termine dispregiativo, e vivevano in condizioni disumane. A New Orleans, nel 1890, dopo l’assassinio del capo della polizia locale da parte di ignoti, la colpa ricadde senza prove sugli immigrati italiani: decine furono linciati dalla folla aizzata da chi ne voleva l’espulsione. Francesca si recò nella città due anni dopo e dalle rovine fece nascere un orfanotrofio e poi un ospedale.

La sua opera, però, non si limitò all’assistenza spirituale. Imparò l’inglese e lo spagnolo, raggiunse i luoghi più impervi del Sudamerica per evangelizzare tribù che non erano mai entrate in contatto con i bianchi. Operò in otto paesi diversi fondando 80 istituti: asili, scuole, convitti per studentesse, orfanotrofi, case di riposo, ospedali a New York e Chicago. Le sue missionarie fornivano corsi di lingua, assistenza burocratica, corrispondenza con le famiglie rimaste in Italia, raggiungendo anche i più emarginati, gli infermi, gli istituzionalizzati e i reclusi.

A Granada, nel Minnesota, aprì un collegio femminile che divenne presto ambito dalle famiglie benestanti locali, cattoliche e non. Francesca era tollerante dal punto di vista religioso e accoglieva ragazze di qualsiasi fede, ma non transigeva su un punto: pretendeva che i potenti locali legittimassero con il loro nome le figlie nate da unioni irregolari o da relazioni con schiave e prostitute.

La congregazione fondata dalla Cabrini fu rivoluzionaria per due motivi: era la prima a essere composta interamente da donne che affrontavano l’impegno missionario, tradizionalmente prerogativa maschile, ed era totalmente autonoma, non dipendente da alcun ramo maschile. Le sue iniziative caritative si trasformarono in opere economicamente autosufficienti grazie all’erogazione congiunta di servizi a pagamento.

Nel 1909 ottenne la cittadinanza americana, diventando così una cittadina degli Stati Uniti pur rimanendo profondamente legata alla sua terra d’origine. Morì il 22 dicembre 1917 nell’ospedale per migranti che aveva costruito a Chicago, all’età di 67 anni. Il suo corpo venne successivamente traslato a New York, alla Mother Cabrini High School.

Papa Pio XI la beatificò il 13 novembre 1938, e papa Pio XII la canonizzò il 7 luglio 1946 nella Basilica Vaticana, rendendola la prima cittadina statunitense a essere proclamata santa. Nel 1950, grazie al suo straordinario impegno, venne dichiarata patrona celeste di tutti gli emigranti. La sua memoria liturgica si celebra il 22 dicembre, giorno della sua morte.

La storia di Francesca Saverio Cabrini, dunque, rappresenta un capitolo fondamentale della grande emigrazione italiana, quando milioni di nostri connazionali lasciarono l’Italia in cerca di una vita migliore. Lei che aveva compreso le loro sofferenze, che aveva condiviso i loro viaggi disperati, che aveva lottato contro la discriminazione e l’emarginazione, trasformò la fragilità in forza e la compassione in azione concreta, lasciando un’eredità che continua a ispirare ancora oggi.

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