Questa sera arriva in prima visione su Rai 3 Il ragazzo e l’airone, l’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki che gli ha fruttato il terzo Premio Oscar della carriera. La data è speciale, ed è stata scelta per celebrare il compleanno del maestro giapponese dell’animazione, che con questo film del 2023 ha fatto ritorno al cinema dopo l’annuncio del ritiro nel 2013. A 83 anni, Miyazaki dimostra ancora una volta la sua capacità di attingere dalle radici più profonde della cultura nipponica.
Nel film, prodotto dallo Studio Ghibli già vincitore dell’Oscar nel 2002 con La città incantata, un misterioso airone parlante guida il giovane protagonista Mahito in una fantastica avventura. La storia parte da Tokyo, sullo sfondo della fine della Seconda guerra mondiale: durante un raid aereo Mahito perde la madre Hisako e si ritrova a fare i conti con una nuova vita, intraprendendo un viaggio iniziatico tra dimensioni parallele e creature immaginarie.
Il nuovo lungometraggio si ispira al libro del 1937 E voi come vivrete?, ma soprattutto a secoli di mitologia incentrata sulla figura dell’airone. Questo uccello fa parte della letteratura, dell’arte e del folklore del Giappone da più di un millennio, con un significato molto diverso rispetto ad altri uccelli della tradizione nipponica.
Gli aironi, chiamati sagi in giapponese, vengono di solito avvistati lungo i fiumi, nelle paludi e nelle risaie, e si contraddistinguono per le lunghe zampe sottili, il collo curvo e il lungo becco appuntito. A differenza delle gru, che simboleggiano pace, fortuna e longevità, il loro significato è legato al mondo degli spiriti e degli dei, alla morte e a un altro mondo.
Secondo Mariko Nagai, docente di letteratura giapponese presso la Temple University Japan, il primo riferimento a un airone nella letteratura giapponese si trova probabilmente nel Kojiki, l’opera letteraria più antica del Giappone, risalente al 712 e contenente una serie di miti della creazione che sono diventati parte integrante della religione shintoista e del folklore del paese. In una delle sue storie, ogni volta che un principe muore lontano da casa, la sua anima si trasforma in un uccello bianco: secondo Nagai, si tratta proprio di un airone.
L’airone bianco assume un aspetto ultraterreno nella mitologia e nel folklore giapponese, che già associano gli uccelli in generale ai funerali, alle processioni funebri e ad altri riti. Gli aironi bianchi sono frequentemente raffigurati nelle storie e nelle stampe ukiyo-e come messaggeri degli dei.

Quando compaiono altri tipi di aironi, come l’aosagi, l’airone azzurro, o il goisagi, l’airone notturno o nitticora, il significato è ben più inquietante: in particolare gli aironi cenerini, come quello del film di Miyazaki, sono considerati dai giapponesi piuttosto sinistri e malinconici, un’immagine ben diversa rispetto a quella più positiva di cui godono all’estero.
Uno yokai (un fenomeno soprannaturale tipico del folklore giapponese) chiamato Aosagibi, risalente almeno al 1700, raffigura un aosagi o goisagi appollaiato su un albero di notte, che brilla di un inquietante fuoco blu. Chi scorge questo uccello luminoso può pensare che sia un fantasma o un mutaforma. “L’aosagi si mimetizza e ha una connotazione di oscurità”, spiega Nagai. Quando è in volo si confonde con la notte e scompare, per riapparire quando c’è luce: “un’indicazione simbolica sul ciclo della vita e sul fatto che quando le persone muoiono tornano nel grande aldilà”.
Il tema dell’ultraterreno continua nel Noh, l’antico teatro musicale giapponese, e più precisamente in una rappresentazione intitolata Sagi, basata su una storia tratta dal Racconto della famiglia Taira del 1300: in questa storia, l’imperatore Daigo avvista un airone e ordina di catturarlo, ma poi rimane estasiato dalla sua danza per la corte e lo libera per farlo volare via. Diego Pellecchia, studioso di Noh e professore associato presso la Facoltà di Studi Culturali dell’Università Kyoto Sangyo, racconta come gli attori indossino dei costumi bianchi per simboleggiare la purezza di questo uccello.
Sebbene nel Noh siano solitamente previste delle maschere quando gli attori interpretano dei personaggi soprannaturali, in questo raro spettacolo il ruolo dell’airone è interpretato da giovani o da attori anziani: essi sono ritenuti infatti i più vicini all’altro mondo e dunque più capaci di accedere al regno spirituale, “che può essere raggiunto solo in queste fasi liminali della vita”, spiega Pellecchia.
Una danza rituale chiamata Shirasagi no Mai, la Danza dell’airone bianco, viene eseguita al tempio Sensoji di Tokyo dal 1652, ma ha origini ancora più lontane, risalenti all’XI secolo circa. In questo spettacolo i danzatori vestiti da aironi volteggiano lentamente, si tuffano e fanno passi alti, accompagnati da una musica solenne di flauto e tamburo. La danza ha lo scopo di allontanare le pestilenze, ed era eseguita originariamente al Santuario Yasaka di Kyoto.
Nel film Il ragazzo e l’airone, bene e male si confondono all’interno di quell’estetica immediatamente riconoscibile che è la cifra di Miyazaki, rendendo omaggio a questa ricchissima tradizione millenaria. L’appuntamento con la prima visione televisiva è fissato per le 21.30 su Rai 3.
