Quando parliamo di Iran e del suo governo, un nome ricorre costantemente: i Pasdaran. Ma chi sono veramente? Dietro questo termine persiano si nasconde il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, una struttura paramilitare che dal 1979 rappresenta il vero braccio armato del regime degli ayatollah.
La loro storia inizia il 1° febbraio 1979, all’indomani del ritorno in patria dell’ayatollah Khomeini. Il nuovo governo islamico aveva un problema: l’esercito tradizionale era ancora fedele allo Scià appena deposto e poteva organizzare un colpo di stato. Serviva quindi una forza militare totalmente devota alla rivoluzione, capace di difendere il nuovo ordine religioso da qualsiasi minaccia interna o esterna.
Oggi i Pasdaran contano circa 210.000 soldati distribuiti tra esercito, marina e aviazione. Ma la loro struttura va ben oltre: includono la temuta Forza Quds, specializzata in operazioni segrete all’estero e guidata dal generale Esmail Qaani, e i Basij, milizie di volontari composte principalmente da giovani pronti a reprimere manifestazioni e controllare la società.

Il battesimo del fuoco arrivò nel 1980, quando Saddam Hussein invase l’Iran credendolo debole dopo la rivoluzione. Fu un massacro. I Pasdaran, pieni di fervore ideologico ma scarsi di preparazione militare, vennero lanciati contro le truppe irachene in attacchi spesso suicidi. Migliaia di giovani morirono in quella guerra durata otto anni, sacrificati sull’altare dell’entusiasmo rivoluzionario più che della competenza tattica.
Da allora i guardiani della rivoluzione hanno partecipato a ogni conflitto regionale che riguardasse gli interessi di Teheran: dal Libano alla Siria, dall’Iraq allo Yemen. Hanno addestrato milizie alleate come Hezbollah, combattuto contro gruppi curdi e sunniti, orchestrato guerre per procura contro Israele. In questo modo si sono trasformati in una forza esperta e temuta, capace di proiettare il potere iraniano ben oltre i confini nazionali.
Ciò che distingue i Pasdaran dall’esercito regolare è la loro fedeltà assoluta alla Guida suprema, attualmente l’ayatollah Ali Khamenei. Non sono semplici soldati: sono i custodi dell’ortodossia religiosa e politica del regime, pronti a reprimere qualsiasi dissidenza interna e a difendere l’identità rivoluzionaria dello stato islamico.
Ma il vero potere dei Pasdaran oggi non è solo militare. Nel corso dei decenni hanno accumulato un enorme controllo sull’economia iraniana, gestendo imprese in settori chiave come energia, telecomunicazioni, edilizia e contrabbando. Questa infiltrazione economica li ha resi incredibilmente ricchi e politicamente intoccabili, trasformandoli in uno stato nello stato.
Attenzione a non confonderli con il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, organo diverso che si occupa di controllare le leggi. I Pasdaran sono invece una macchina militare, economica e repressiva che ha un unico scopo: garantire la sopravvivenza del regime degli ayatollah a qualsiasi costo.
Da semplice milizia ideologica nata per proteggere la rivoluzione di Khomeini, i guardiani sono diventati il pilastro fondamentale su cui poggia l’intera Repubblica islamica dell’Iran. Senza di loro, difficilmente il regime potrebbe sopravvivere alle pressioni internazionali e alle proteste interne che periodicamente scuotono il paese.
