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Home » Ambiente » Animali » “Ti lascio i soldi per le tortillas, ma tornerò”: bimbo affida il suo cane a un rifugio. La storia è virale, il finale è ancora aperto

“Ti lascio i soldi per le tortillas, ma tornerò”: bimbo affida il suo cane a un rifugio. La storia è virale, il finale è ancora aperto

La storia di Simón, il cane affidato a un rifugio da un bimbo per salvarlo, continua a commuovere il web mentre gli attivisti chiedono un sostegno reale.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino20 Gennaio 2026
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Il cane Simon
Il cane Simon (fonte: YouTube)

Nel 2020, durante la crisi sanitaria globale, un ragazzino messicano ha compiuto un gesto drastico per il bene del suo compagno a quattro zampe: ha consegnato il cane Simón a una struttura d’accoglienza. Non si trattava di disinteresse, ma di una necessità vitale. In famiglia le risorse scarseggiavano e l’animale subiva le violenze del padre. Per sottrarlo a quel destino crudele, il piccolo ha deciso che allontanarsi fosse l’unico modo per proteggere il suo migliore amico.

Accanto al cucciolo bianco, il bambino ha lasciato un biglietto toccante e i suoi piccoli risparmi.  “Ti affido Simón, è il mio cane. Non voglio che mio papà lo picchi. Piange spesso perché non c’è cibo. Ti lascio i miei soldi per le sue tortillas… Quando sarò grande, verrò a riprenderlo“, spiegava il testo. Quelle parole cariche di altruismo hanno fatto il giro del pianeta, dando inizio a un legame che resiste con forza anche a distanza di quattro anni.

L’Albergue Pergatuzoo, nel municipio di Nicolás Romero, ha accolto Simón capendo subito la particolarità del caso. Quel messaggio non parlava di un abbandono qualunque, ma di un dramma domestico fatto di fame e soprusi, bilanciato solo da un affetto immenso. Nonostante la sofferenza del distacco, il proprietario ha preferito rinunciare alla vicinanza fisica pur di garantire al proprio cane un’esistenza dignitosa e al sicuro dai pericoli.

Il filo che unisce i due non si è mai spezzato. Nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, il bambino ha continuato a inviare lettere. In una di queste scriveva: “Ciao Simón. Non posso venirti a trovare per il COVID-19. Mio papà non mi fa uscire. Ti mando il cibo e tre pesos. Papà non ha lavoro. Fai il bravo, mi manchi“. Ogni busta conteneva piccole monete destinate all’acquisto delle tortillas, la ghiottoneria preferita del suo amico fedele.

Gli operatori del centro, commossi, hanno letto ogni singola missiva al cane. Simón è cresciuto sano e felice, ma il rifugio ha preso una decisione rara: non metterlo mai in adozione. Nonostante le migliaia di richieste arrivate da ogni parte del mondo grazie alla viralità della notizia, i responsabili hanno voluto onorare l’impegno preso con il piccolo proprietario, aspettando il momento in cui potrà finalmente tornare a casa sua.

Simón sta benissimo, è sempre vivace e ama giocare. Il suo padrone va a trovarlo e la speranza è che possa essere uniti per sempre. Il ragazzo, che ora ha 16 anni, continua a occuparsi di lui come può. In una lettera recente, scritta con il sostegno dei parenti, scriveva: “Simón, mi manchi. Mi hanno detto che sei stato dal veterinario. Ti lascio tre pesos per le tue tortillas“, aggiungendo cibo anche per gli altri ospiti.

Tuttavia, nonostante la fama, l’Albergue Pergatuzoo affronta oggi una crisi finanziaria severa. La struttura, che non riceve fondi pubblici, ospita 2.590 animali recuperati da situazioni difficili. Il lavoro dei volontari e le donazioni private finora hanno permesso di andare avanti, ma l’aumento dei prezzi per l’alimentazione e le spese mediche mette ora a serio rischio il proseguimento delle attività e l’assistenza agli animali salvati.

“Abbiamo bisogno di aiuto subito. Molte vite dipendono da noi“, è l’appello lanciato dal team attraverso un video in cui Simón “parla” agli utenti: “Ciao, sono Simón. Un giorno mi avete reso famoso. Oggi vi chiedo di sostenere Pergatuzoo, il posto che ha lottato per me e mi ha protetto quando non avevo nessuno“. Un invito diretto a non dimenticare chi ha reso possibile il salvataggio di questo e altri quattrozampe.

Il rifugio accetta ogni tipo di sostegno tramite la propria pagina ufficiale. Oltre ai contributi monetari, servono medicinali, coperte, igienizzanti e cibo. Ogni gesto, anche piccolo, contribuisce a mantenere vivo il sogno di un futuro migliore per centinaia di ospiti che, come accaduto a Simón, cercano una via d’uscita dal dolore e attendono una famiglia che possa finalmente amarli senza riserve o pericoli.

Mentre Simón attende il ritorno del suo padrone, gli amministratori del rifugio hanno recentemente espresso un duro sfogo sui social. Il 5 gennaio 2026, hanno chiarito di non voler lucrare sulla fama di un singolo cane. Denunciano come molti cerchino solo la “storia da copertina” senza però aiutare concretamente le altre migliaia di animali meno famosi che popolano la struttura. “Questo rifugio non è una sola storia, sono migliaia“, scrivono, invitando i follower a riflettere sul valore del sostegno reale oltre la curiosità del momento.

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