Il Festival di Sanremo 2026 deve ancora iniziare, ma Carlo Conti ha già lanciato un messaggio chiaro sul futuro della manifestazione. Durante un’intervista al podcast Pezzi – Dentro la musica, condotto da Luca Dondoni, Andrea Laffranchi e Paolo Giordano, il conduttore toscano ha affrontato il tema della direzione artistica per l’edizione 2027, lasciando intendere che non sarà lui a guidare il prossimo Festival.
“Intanto facciamo questo, ma spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio”, ha dichiarato Conti con il suo caratteristico tono ironico. Una battuta che sembra quasi il ritratto di Stefano De Martino, nome che circola con insistenza negli ambienti televisivi come possibile erede alla conduzione dell’Ariston. La dichiarazione arriva mentre il conduttore sta mettendo a punto i dettagli del suo Festival, in programma dal 24 al 28 febbraio 2026.
Nel corso dell’intervista, Conti ha illustrato la filosofia che guida la composizione del cast di quest’anno, utilizzando una metafora floreale: “Magari vuoi un mazzo di tutte rose e di colori diversi, poi dal fioraio scopri che ha solo quelle rosse e che quelle gialle sono appassite e vedi altri fiori dei quali non sai il nome ma che stanno bene”. Un modo elegante per rispondere alle critiche di chi ha definito questa edizione come un anno senza grandi nomi.
Il direttore artistico ha infatti difeso il suo cast, citando artisti del calibro di Francesco Renga, Raf, Patty Pravo, Luchè, Marco Masini, Fedez, Malika Ayane e Arisa: “Non credo che non siano big. Molti sono venuti l’anno scorso, qualcuno non aveva il disco pronto, qualcuno ha partorito: ho lavorato per chi ci sarà il prossimo anno”.
Per quanto riguarda la varietà musicale, Conti ha promesso un’edizione più eterogenea rispetto alla precedente: “Ci sarà più varietà musicale rispetto all’anno scorso: un tocco di rock, del country, il rap puro, suoni e ritmi latini, il pop, il brano classico ma senza ritornello”. Un approccio che riflette la sua visione di Sanremo come vetrina della diversità musicale italiana.
Sul fronte degli ascolti, il conduttore ha adottato un atteggiamento pragmatico, mettendo le mani avanti rispetto a possibili confronti con l’edizione record dello scorso anno: “Meglio qualche punto in meno di Auditel. L’importante è non esaltarsi con il record dell’altr’anno e non fare una tragedia se ci sarà qualche punto in meno questa volta. Anzi, sarà fisiologico perché c’è competitor diverso nelle prime due ore, La ruota della fortuna“.
Uno dei momenti più interessanti dell’intervista riguarda il rapporto tra direzione artistica e conduzione: “La direzione artistica è la parte più entusiasmante del lavoro. Per me il festival è finito quando ho annunciato i nomi al Tg1. Il resto è un prodotto televisivo che rientra nel mio lavoro normale”. Una dichiarazione che rivela quanto Conti consideri fondamentale la fase di selezione e costruzione del cast rispetto alla settimana di diretta televisiva.
Il conduttore ha anche svelato un retroscena inedito su Occidentali’s Karma, il brano con cui Francesco Gabbani vinse il Festival nel 2017: “Il provino giocava sull’alè come se fosse ritornello da stadio. Feci notare che era così talmente forte che non aveva bisogno di questa ovvietà”. Un intervento che dimostra come la direzione artistica possa influenzare concretamente il successo di un brano, modificandone gli arrangiamenti per valorizzarne i punti di forza.
Sul palco dell’Ariston, Conti dividerà la conduzione con Laura Pausini, e ha già anticipato che punterà sulla spontaneità: “Ci sarà spontaneità, e non mi stupirei se un giorno le passassi il cartellino da leggere sbagliato. Quello che nasce spontaneamente è la cosa più bella”. Un approccio che ricorda l’episodio del bacio tra Robbie Williams e Maria De Filippi, nato proprio da un’intuizione del conduttore toscano: “Fui io ad indicare a Robbie Williams di baciare Maria De Filippi sul palco”.
Infine, un omaggio a Pippo Baudo, maestro indiscusso del Festival, che sarà ricordato durante la kermesse insieme a Ornella Vanoni, Tony Dallara e Sandro Giacobbe: “Il mio modo di fare il festival è già un omaggio a lui”, ha concluso Conti, ribadendo la continuità con la tradizione sanremese che ha fatto grande la manifestazione.
