In una piccola cava della provincia di Hunan, nel sud della Cina, è emerso uno dei ritrovamenti paleontologici più impressionanti del secolo. Gli scienziati dell’Accademia Cinese delle Scienze hanno annunciato la scoperta di oltre 50mila fossili concentrati in uno spazio minuscolo: 12 metri di altezza, 30 di lunghezza e 8 di larghezza. Il risultato? Più di 150 specie identificate, di cui 91 completamente nuove per la scienza.
Han Zeng, il ricercatore che ha guidato lo studio pubblicato su Nature, ha descritto il sito come “straordinario”. Tra il 2021 e il 2024, il team ha vissuto momenti di pura meraviglia realizzando che quegli antichi organismi erano “proprio lì, sulla roccia”. Ma l’eccezionalità non sta solo nella quantità: questi fossili hanno conservato parti morbide dei corpi – branchie, intestini, occhi, perfino i nervi – rimaste visibili dopo oltre 500 milioni di anni.
Tra le creature ritrovate ci sono antenati di vermi, spugne e meduse, oltre a numerosi artropodi, il gruppo che oggi comprende granchi e insetti. Particolarmente affascinanti sono i radiodonti, predatori dominanti dell’epoca dotati di spine e occhi sostenuti da peduncoli, con appendici specializzate per afferrare le prede mentre nuotavano.
Questi organismi vivevano circa 512 milioni di anni fa, in un momento cruciale della storia terrestre. Si tratta infatti della prima grande scoperta di fossili con tessuti molli che vissero subito dopo l’evento di Sinsk, un’estinzione di massa avvenuta 513 milioni di anni fa che spazzò via metà delle specie animali esistenti.

Questa catastrofe pose fine alla cosiddetta esplosione del Cambriano, quel “big bang” dell’evoluzione iniziato circa 540 milioni di anni fa. In quel periodo straordinario, una frazione minuscola rispetto ai 3,5 miliardi di anni di storia della vita sulla Terra, si svilupparono improvvisamente quasi tutti i principali gruppi animali che conosciamo oggi, inclusi i vertebrati da cui discendiamo. Prima di allora, per la maggior parte della storia del pianeta, la vita era poco più che un tappeto microbico.
L’esplosione cambriana fu probabilmente innescata da un aumento dell’ossigeno nell’atmosfera. Al contrario, l’evento di Sinsk sarebbe stato causato da un crollo dei livelli di ossigeno, devastante per gli ecosistemi marini. I fossili della cava di Hunan, chiamati biota di Huayuan dal nome della contea, aprono quindi una finestra preziosa su cosa accadde durante e dopo quella catastrofe planetaria.
Michael Lee, biologo evoluzionista del Museo del Sud Australia che non ha partecipato alla ricerca, ha osservato che i nuovi fossili dimostrano come l’evento di Sinsk abbia colpito molto più duramente le forme di vita delle acque superficiali. Le creature di acque profonde, invece, trovarono scampo. Lee ha paragonato la situazione a quella del celacanto, un pesce di acque profonde sopravvissuto all’estinzione che 66 milioni di anni fa eliminò i dinosauri non evoluti in uccelli.
“L’oceano profondo è uno degli ambienti più stabili attraverso i tempi geologici”, ha spiegato Lee, “analogamente a come la cantina di una casa è protetta dai cambiamenti quotidiani e stagionali e presenta minori oscillazioni di temperatura rispetto alla soffitta”.
Una scoperta inaspettata ha sorpreso gli stessi ricercatori: alcuni animali ritrovati nella cava cinese erano già noti dal sito canadese di Burgess Shale, che risale a un periodo precedente dell’esplosione cambriana. Tra questi, gli artropodi Helmetia e Surusicaris, conosciuti solo dal giacimento canadese. Questa sovrapposizione suggerisce che questi organismi fossero già capaci di viaggiare attraverso mezzo pianeta in quella fase primordiale della vita animale.
Secondo Zeng, la spiegazione più probabile è che le larve di questi animali primitivi riuscissero a diffondersi tramite le correnti oceaniche fin dai primi giorni della vita animale nel Cambriano, un meccanismo comune negli invertebrati marini attuali.
L’evento di Sinsk non rientra tra le cosiddette “Big Five”, le cinque grandi estinzioni di massa più conosciute. Tuttavia, Han Zeng ha sottolineato l’esistenza di prove relative a 18 o più estinzioni di massa negli ultimi 540 milioni di anni, invocando maggiore attenzione verso questi eventi immensamente distruttivi che hanno ripetutamente plasmato il corso dell’evoluzione.
La ricerca sulle estinzioni di massa continua a produrre nuove evidenze. Studi recenti suggeriscono che le popolazioni di dinosauri erano ancora prospere in Nord America prima dell’impatto dell’asteroide di 66 milioni di anni fa, che scatenò un giorno caotico di incendi, terremoti e tsunami, seguito da un prolungato periodo di raffreddamento globale.



