Il cubo di Rubik è uno dei rompicapi più diffusi al mondo, un celebre giocattolo che ha conquistato generazioni intere con la sua apparente semplicità e la sua complessità nascosta. Si tratta di un cubo costruito in plastica, dove ogni faccia è composta da caselle colorate di forma quadrata che devono essere disposte in ordine, in maniera che le caselle di ciascun colore siano collocate tutte sulla medesima faccia. Un meccanismo interno consente agli strati di ruotare, rendendo possibile spostare le singole caselle. I colori utilizzati sono generalmente sei: bianco, giallo, rosso, verde, blu e arancione.
Il cubo appartiene alla categoria dei poliedri magici, oggetti tridimensionali che attraverso una serie di operazioni devono essere ordinati secondo un preciso criterio. Ed il suo nome deriva dall’ inventore, Ernö Rubik, un architetto che lavorava al Dipartimento di Interior Design dell’Università di Budapest. Ma com’è nato questo oggetto così famoso?
La sua storia inizia quasi per caso nel 1973, quando Rubik non stava affatto cercando di creare un rompicapo commerciale. Il suo , infatti, era costruire uno strumento per spiegare ai suoi studenti gli oggetti tridimensionali. Secondo un’altra versione, però, stava cercando un sistema per muovere singole parti di un oggetto senza farlo crollare. Le caselle del cubo originario non erano nemmeno colorate e nei primi anni l’oggetto circola esclusivamente tra matematici e altri scienziati ungheresi.

Rubik, però, si rede conto presto che la sua invenzione poteva essere un rompicapo molto accattivante e nel 1975 la brevetta, chiamandola semplicemente cubo magico. I primi modelli commerciali sono prodotti nel 1977 e venduti nei negozi di giocattoli dell’Ungheria. La vera popolarità, però, arriva nel 1979, quando Rubik firmò un contratto con un’azienda statunitense, la Ideal Toy, per l’esportazione del cubo in Occidente.
L’azienda americana decide di commercializzare il prodotto con un nuovo nome e, dopo aver scartato alcune proposte, opta per chiamarlo come il suo inventore: cubo di Rubik. I primi modelli arrivano in Occidente all’inizio del 1980 e nel volgere di pochi mesi guadagnano un’enorme popolarità. Tra il 1980 e il 1982 vengono venduti circa 200 milioni di esemplari, un successo senza precedenti nel mondo dei giocattoli. Nel 1982, poi, viene organizzato anche il primo torneo di speedcubing, una sfida a chi risolve più rapidamente il rompicapo.
Nonostante il suo successo, però, il cubo passa presto di moda e nel 1983 le vendite precipitano. Solo negli anni Duemila il rompicapo ha ricominciato a guadagnare popolarità, favorito dall’avvento di Internet che ha permesso agli appassionati di entrare in contatto tra loro e condividere i propri metodi di risoluzione. Inoltre, nel 2000 il brevetto originale di Rubik è scaduto, consentendo ad altre aziende di produrre l’oggetto. Nel complesso, da quando il cubo è stato inventato sono stati venduti circa 350 milioni di esemplari.
Ma come si risolve questo rompicapo che ha fatto impazzire milioni di persone? Esistono vari sistemi, ma il più intuitivo è quello a strati. Anzitutto si deve ordinare la prima faccia e volgerla verso il basso. Poi si sistemano gli strati dal basso verso l’alto, facendo attenzione a non alterare la prima faccia. La parte più difficile è ovviamente il terzo e ultimo strato, per risolvere il quale esistono soluzioni diverse a seconda della disposizione di caselle che si è formata. In tutti i casi è importante non cambiare mai l’orientamento del cubo.
Vale la pena ricordare che i primi poliedri magici furono ideati negli anni Cinquanta. Nel 1957 un costruttore di puzzle americano, Larry Nichols, costruì il primo cubo con caselle da ordinare. Ogni faccia era divisa in quattro caselle, quindi il modello del cubo era 2×2×2. Nichols brevettò la sua invenzione nel 1972, ma non ottenne grande successo. Diversa fu la sorte del cubo inventato da Ernö Rubik, che introdusse una novità: ogni faccia era divisa in 9 caselle colorate e di conseguenza il cubo aveva tre caselle per ciascuna dimensione, il formato 3×3×3 che è diventato il modello classico con 54 caselle in totale.
Risolvere il cubo di Rubik, dunque, è diventato uno sport, con tornei e campionati mondiali organizzati regolarmente. La prima edizione del campionato si ètenuto a Budapest nel 1982, con la partecipazione di 19 concorrenti. Da allora lo speedcubing è diventato una disciplina competitiva con atleti professionisti capaci di risolvere il cubo classico in pochi secondi, dimostrando come l’invenzione casuale di un architetto ungherese sia diventata un fenomeno culturale globale che continua ad affascinare dopo cinquant’anni.



