Non è la trama di un film d’azione, ma una realtà documentata che sta lasciando a bocca aperta gli scienziati. In India, i maestosi cobra reali hanno iniziato a frequentare le stazioni ferroviarie, trasformandosi in “passeggeri” clandestini. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Biotropica suggerisce che questi rettili non si limitino a strisciare vicino ai binari, ma salgano attivamente a bordo dei vagoni per farsi trasportare in giro per il Paese.
Tutto è partito da un’anomalia geografica notata dai ricercatori guidati da Dikansh Parmar. Analizzando i dati di recupero dei serpenti nello stato di Goa tra il 2002 e il 2024, il team ha notato che alcuni esemplari venivano ritrovati in luoghi totalmente sbagliati. Il cobra reale dei Ghati occidentali predilige foreste fitte e colline isolate, eppure diversi esemplari sono apparsi in centri abitati o stazioni di servizio. Il denominatore comune di tutti questi ritrovamenti “impossibili”? La vicinanza estrema alle linee ferroviarie.

Il motivo che spinge questi giganti velenosi (che possono superare i 5 metri di lunghezza) verso il ferro dei binari è puramente strategico. Gli scali ferroviari sono spesso ricchi di topi e altri serpenti, le prede preferite del cobra reale. Attirati dal cibo e in cerca di un nascondiglio buio e fresco, i cobra si infilano tra i vagoni merci o sotto le carrozze. Una volta che il treno parte, il serpente si ritrova a compiere un viaggio di centinaia di chilometri senza alcuno sforzo fisico.
Questo trasporto passivo non è solo una curiosità biologica, ma un problema di sicurezza. Se i cobra arrivano in zone dove non sono attesi, il rischio di incontri accidentali e pericolosi con le persone aumenta drasticamente. Al tempo stesso, il fenomeno mette a rischio la vita dei serpenti stessi, che finiscono in habitat non adatti a loro o rischiano di essere uccisi per paura. Gli scienziati ora propongono di usare tag elettronici e fototrappole per monitorare i treni, così da capire quanto sia diffuso questo “pendolarismo rettiliano” e proteggere sia i passeggeri umani che questa specie protetta.



