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Home » Ambiente » Animali » A Catalina uccidono i cervi: 1.800 animali eliminati per salvare le piante più rare d’America

A Catalina uccidono i cervi: 1.800 animali eliminati per salvare le piante più rare d’America

Il piano controverso divide ambientalisti e residenti dell'isola per salvaguardare l’esistenza di questi splendidi animali.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti4 Febbraio 2026
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mamma cerva e i suoi due cerbiatti
mamma cerva e i suoi due cerbiatti

Le autorità californiane hanno dato il via libera a uno dei piani di conservazione più controversi degli ultimi anni: l’eradicazione completa della popolazione di cervi mulo dall’isola di Santa Catalina. Il California Department of Fish and Wildlife ha rilasciato il permesso che consente alla Catalina Island Conservancy di eliminare circa 1.800 cervi nel corso di cinque anni, una decisione che ha scatenato una battaglia tra ambientalisti e residenti.

L’isola di Santa Catalina si trova a circa 35 chilometri al largo della costa della California meridionale. La Catalina Island Conservancy, organizzazione no-profit che gestisce l’88% del territorio insulare, sostiene che i cervi mulo rappresentino una minaccia esistenziale per la biodiversità locale, la qualità dell’acqua e la resilienza agli incendi. Al centro della controversia c’è il destino di specie vegetali uniche come il mogano di montagna di Catalina Island, considerato uno degli alberi più rari del Nord America.

La strategia di eliminazione prevede l’impiego di cacciatori professionisti che abbatteranno i cervi a terra usando fucili, principalmente attirando gli animali con esche. Il permesso autorizza operazioni notturne al di fuori di Avalon, l’unica città incorporata dell’isola, e consente l’utilizzo di elicotteri e droni per localizzare gli animali. Nelle fasi finali del programma, quando il numero di cervi sarà drasticamente ridotto, potranno essere impiegati cani da caccia per scovare gli ultimi esemplari.

Un cervo
Un cervo – Fonte: Unsplash

Lauren Dennhardt, direttrice senior per la conservazione della Catalina Island Conservancy, ha spiegato la drammaticità della situazione:

Nessuno vuole uccidere animali. Ovviamente non è per questo che ci dedichiamo al lavoro di conservazione. Ma sappiamo cosa c’è in gioco qui ed è importante per noi fare essenzialmente la cosa giusta per assicurarci che quest’isola rimanga e migliori ancora per il futuro.

La storia dei cervi di Catalina inizia nel 1930, quando dieci esemplari furono introdotti sull’isola per creare una popolazione cacciabile. In quasi un secolo quel piccolo gruppo si è moltiplicato fino a superare le 2.000 unità. La caccia ricreativa è stata permessa per contenere i numeri, ma secondo la Conservancy non è stata sufficiente a ridurre significativamente la popolazione. Questo autunno segnerà l’ultima opportunità di caccia, riservata esclusivamente ai residenti locali, prima dell’avvio del programma di eradicazione professionale previsto per settembre.

Il problema ecologico alla base del piano è complesso. La flora nativa di Santa Catalina si è evoluta senza la presenza di cervi mulo, sviluppando poche difese contro il loro appetito vorace. Quando i cervi si nutrono delle piante native, queste vengono sostituite da graminacee invasive che si seccano rapidamente e bruciano facilmente. Gli incendi che ne derivano creano un ciclo vizioso: quando le piante native iniziano a ricrescere dopo un incendio, vengono immediatamente divorate dai cervi, impedendo il recupero dell’ecosistema originario.

L’opposizione al piano, però, è feroce e trasversale. Janice Hahn, supervisore della contea di Los Angeles che rappresenta gran parte dell’isola, ha esortato il California Fish and Wildlife Department a negare il permesso necessario. In una lettera del 26 gennaio, Hahn ha definito il piano “un approccio drastico e inumano” che “ignora i valori profondamente radicati di molti residenti e visitatori di Catalina”. Ha sottolineato come i cervi mulo siano presenti sull’isola da quasi un secolo e la loro presenza sia diventata parte importante dell’identità locale.

Anche Anthony Marrone, capo dei vigili del fuoco della contea di Los Angeles, ha espresso preoccupazione, temendo che l’eliminazione dei cervi, che riducono il materiale infiammabile attraverso il pascolo, possa paradossalmente aumentare il rischio di incendi. Una coalizione insolita si è formata contro il piano: organizzazioni venatorie come il Safari Club International e la California Rifle and Pistol Association hanno unito le forze con gruppi per i diritti degli animali come In Defense of Animals e la Humane Society. Una petizione online intitolata “Stop the Slaughter of Mule Deer on Catalina Island” ha raccolto quasi 23.000 firme.

Il piano attuale rappresenta già una modifica rispetto a una strategia precedente, abbandonata a causa delle proteste, che prevedeva l’abbattimento degli animali da elicotteri. Nonostante il passaggio a metodi di caccia a terra, molti continuano a opporsi fermamente all’uccisione dei cervi. I residenti che hanno vissuto sull’isola per decenni descrivono i cervi come animali amati che fanno parte del paesaggio quotidiano e dell’esperienza turistica.

La controversia di Catalina solleva domande fondamentali sulla gestione della conservazione: quando una specie introdotta diventa parte dell’identità culturale di un luogo, anche se danneggia l’ecosistema originario, quale valore prevale? E quali metodi sono eticamente accettabili per correggere gli errori ecologici del passato? Le risposte arriveranno nei prossimi cinque anni, mentre i cacciatori professionisti inizieranno il loro controverso lavoro su quest’isola californiana dove dieci cervi sono diventati quasi duemila.

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