La storia di Attilia Lazzeri, la donna che nel marzo del 1972 dirottò un aereo per salvare la sorella dal manicomio, è tornata a far parlare di sé sui social. A riaccendere i riflettori è stato un gesto simbolico e potentissimo: suo nipote ha deciso di incidere sulla pelle, con un tatuaggio, il ricordo di quel dirottamento, “il punto più alto della famiglia”, spiega Daniele, autore dell’opera eseguita allo STALKER Art & Tattoo di Fossombrone. Un gesto che non fu un atto di terrorismo, ma un’accusa forte contro il sistema psichiatrico di allora.
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Era l’11 marzo 1972. Una donna di 55 anni, Attilia Lazzeri, originaria della provincia di Pesaro, armata di una pistola e di una borsa che sosteneva contenesse bombe a mano, prese il controllo del volo Alitalia 68, un Caravelle diretto da Roma a Milano con 32 passeggeri e 5 membri di equipaggio a bordo.
Il motivo del gesto non era politico, ma profondamente personale e disperato. Attilia dirottò il velivolo verso Monaco di Baviera per attirare l’attenzione del mondo sulla tragedia della sorella, Gesuina, internata in un ospedale psichiatrico. La donna sosteneva che la sorella fosse vittima di maltrattamenti e abusi da parte dei medici, descrivendo una situazione di degrado che l’aveva spinta all’azione estrema dopo anni di richieste d’aiuto rimaste inascoltate.
Il dirottamento iniziò circa venti minuti dopo il decollo da Fiumicino, mentre l’aereo sorvolava l’Isola d’Elba. Attilia fece irruzione nella cabina di pilotaggio, costringendo il comandante Giacomo Manusco a cambiare rotta verso la Germania.
Dopo l’atterraggio a Monaco, la pista fu circondata dalla polizia tedesca e illuminata a giorno dai riflettori. Seguirono ore di altissima tensione, durante le quali il comandante Manusco riuscì con grande calma a stabilire un dialogo con la donna. Grazie alla sua mediazione, Attilia accettò di rilasciare prima i passeggeri e poi l’equipaggio, consegnandosi infine alle autorità circa due ore dopo l’atterraggio.
I medici tedeschi che la visitarono subito dopo l’arresto la dichiararono sana di mente, sottolineando come il suo fosse stato un gesto dettato dalla pura disperazione sociale.
Oggi, quel tatuaggio diventato virale su Threads. Il nipote di Attilia, Daniele, ha condiviso la foto di questa vera opera d’arte che prende il nome della zia, trasformandolo nel logo di Alitalia. Una memoria familiare che si trasforma in memoria collettiva, ricordandoci un’Italia che stava iniziando a mettere in discussione l’orrore dei manicomi (che sarebbero stati chiusi solo sei anni dopo con la Legge Basaglia).



