Per molto tempo abbiamo creduto che la fantasia fosse un dono esclusivamente umano, una scintilla magica che ci permette di inventare mondi e storie. Tuttavia, un protagonista d’eccezione di nome Kanzi ha rimescolato le carte della scienza. Questo celebre bonobo, scomparso nel marzo 2024 all’età di 44 anni, ha vissuto gran parte della sua vita studiato dai ricercatori dell’Ape Initiative in Iowa, diventando famoso per la sua capacità di comunicare attraverso simboli complessi. Poco prima della sua morte, Kanzi ha partecipato a un esperimento che ha dimostrato come anche i nostri parenti primati possano “fare finta di”, proprio come i bambini piccoli quando giocano a servire un tè immaginario.
La ricerca, guidata da Amalia Bastos dell’Università di St Andrews e pubblicata su Science, ha cercato di capire se Kanzi potesse generare rappresentazioni secondarie. In parole povere, si tratta della capacità mentale di creare una realtà alternativa nella propria testa e agire di conseguenza. Per testarlo, gli scienziati hanno messo in scena un vero e proprio teatro dell’assurdo: hanno finto di versare del succo inesistente in due tazze vuote. Successivamente, hanno simulato di svuotare solo una delle due.
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I risultati sono stati sorprendenti: nella maggior parte dei casi, Kanzi ha scelto la tazza che, secondo la “finzione”, avrebbe dovuto contenere ancora il succo. Se il bonobo non avesse avuto l’abilità di immaginare il liquido invisibile, avrebbe scelto a caso, dato che fisicamente entrambe le tazze non contenevano nulla. Kanzi è andato oltre, dimostrando di saper distinguere perfettamente il gioco dalla realtà: quando gli veniva offerto del succo vero accanto a quello finto, non aveva dubbi e sceglieva quello reale.
Perché questa scoperta è così importante? La capacità di separare ciò che vediamo da ciò che immaginiamo è il mattone fondamentale su cui costruiamo il nostro pensiero astratto. Ci permette di ipotizzare il futuro, di metterci nei panni degli altri e di risolvere problemi complessi. Vedere Kanzi interagire con un’uva immaginaria o seguire il flusso di un liquido che non c’è suggerisce che le basi biologiche della fantasia non siano nate con l’uomo, ma fossero già presenti nel nostro antenato comune circa 6 o 9 milioni di anni fa.
Kanzi era considerato l’Einstein della sua specie. Molti studiosi ritengono che la sua lunga convivenza con gli esseri umani e l’esposizione al linguaggio simbolico abbiano agito come una “palestra mentale”, permettendogli di tirare fuori potenzialità che nei bonobo selvatici potrebbero restare nascoste. Questo significa che l’intelligenza dei primati è un terreno molto più profondo e fertile di quanto osassimo sperare.
Un dettaglio toccante dell’esperimento riguarda la volontà di Kanzi. A differenza di molti test scientifici, Kanzi partecipava in modo del tutto spontaneo. Anche quando sapeva che non avrebbe ricevuto un premio goloso, restava a “giocare” con i ricercatori. Questo indica che l’atto stesso di immaginare e di entrare in una dinamica di gioco condiviso fosse per lui gratificante. In fondo, Kanzi stava condividendo con noi un momento di pura immaginazione.



