C’è voluto qualche giorno di riflessione, ma alla fine Alessandro Bastoni ha deciso di parlare. Lo ha fatto davanti ai giornalisti nella conferenza stampa alla vigilia della sfida valida per i playoff di Champions League contro il Bodo, in Norvegia.
Tutto nasce dal derby d’Italia di sabato scorso a San Siro. Nel corso della partita, il difensore della Juventus Pierre Kalulu entra in contatto con Bastoni. Un contatto leggero, forse irrilevante, ma il numero 95 nerazzurro accentua la caduta. L’arbitro La Penna estrae il secondo cartellino giallo per Kalulu, che viene espulso. La Juventus resta in dieci. E Bastoni esulta, senza freni.
Nei giorni successivi, il caso esplode. Immagini, video, polemiche, dibattiti televisivi. Il gesto del difensore finisce nel mirino di tutti, tifosi e addetti ai lavori.
“Ho voluto essere qui”, esordisce Bastoni in conferenza. Una scelta precisa, non una convocazione obbligata. Il giocatore ci tiene a chiarire che la presenza davanti ai microfoni è stata una sua decisione personale, non una mossa di facciata.
Ho aspettato qualche giorno per rivedere quello che è successo. Mi prendo la mia responsabilità: la cosa della quale mi dispiaccio è il comportamento successivo. Un essere umano ha diritto di sbagliare e il dovere di riconoscerlo. Ora vedrete il Bastoni che è sempre stato.

Ma c’è un capitolo più doloroso, al di là delle dinamiche sportive. Bastoni racconta di aver ricevuto minacce, non solo lui, ma anche la sua famiglia. E qui il tono cambia, si fa più personale.
Dal punto di vista personale non mi ha toccato, siamo abituati alla gogna mediatica. Sono abile nel gestire la situazione. Mi dispiace più per mia moglie e per mia figlia, che ancora non capisce la situazione. Le minacce vanno condannate. Mi dispiace anche per La Penna (minacciato di morte, ndr).
Diversa, e più rigida, la posizione dell’allenatore dell’Inter Cristian Chivu, che non intende ritrattare quanto detto nel post-partita, ovvero che il contatto c’era stato, seppur lieve. “Resto della mia idea, quello che ho detto è la realtà”, taglia corto il tecnico nerazzurro. E poi aggiunge una stoccata al clima di indignazione generale: «Basta con i moralismi, il calcio è fatto di queste cose”.



