Una tragedia tremenda ha colpito lo zoo Tiger Kingdom di Chiang Mai, in Thailandia, dove 72 tigri sono morte nell’arco di soli dieci giorni a causa di un’epidemia virale. L’episodio, verificatosi tra l’8 e il 18 febbraio 2026, solleva interrogativi drammatici sulle condizioni di vita degli animali negli zoo commerciali del paese.
Le prime morti si sono registrate l’8 febbraio, ma inizialmente non era chiara la causa delle sofferenze dei felini. Solo di fronte al susseguirsi dei decessi, venerdì 20 febbraio, i responsabili dell’allevamento hanno disposto la quarantena e la disinfezione del sito situato nei distretti di Mae Rim e Mae Taeng, nella provincia settentrionale. La struttura, che ospitava 246 tigri ed era diventata un’attrazione turistica dove i visitatori potevano abbracciare, toccare e fotografarsi da vicino con i grandi felini, è stata temporaneamente chiusa.
Test preliminari effettuati dai responsabili dell’allevamento e successive analisi condotte da un team veterinario dell’Ufficio Provinciale del Bestiame di Chiang Mai hanno rivelato risultati contrastanti. Secondo una dichiarazione dell’ufficio regionale per il bestiame, gli animali sarebbero stati infettati dal virus del cimurro canino, con veterinari che hanno anche identificato batteri mycoplasma come infezione secondaria. Tuttavia, Somchuan Ratanamungklanon, direttore generale del dipartimento per lo sviluppo del bestiame presso il ministero dell’agricoltura thailandese, ha dichiarato ai media locali che le tigri erano state contagiate dal parvovirus felino, noto anche come panleucopenia felina.
La confusione sulla diagnosi esatta non diminuisce la gravità della situazione. Kritsayarm Kongsatri, direttore dell’ufficio per la conservazione della fauna selvatica di Chiang Mai, ha definito il numero di decessi registrati come molto insolito. Le autorità sono ora impegnate in una corsa contro il tempo per disinfettare le gabbie e prepararsi a vaccinare gli animali sopravvissuti, nel tentativo di contenere l’epidemia.
Secondo le ricostruzioni, la promiscuità in cui vivevano le tigri e il loro sistema immunitario presumibilmente indebolito hanno contribuito alla proliferazione del virus. La consanguineità tra tigri in cattività potrebbe aver ulteriormente compromesso le loro difese naturali, aumentando il rischio di infezione.
Il direttore Somchuan ha spiegato le difficoltà nel trattamento: “Curare tigri malate è molto diverso dal curare cani e gatti. Cani e gatti vivono a stretto contatto con noi, quindi quando mostrano sintomi possiamo rispondere e fornire cure immediatamente. Le tigri, tuttavia, non vivono a stretto contatto con gli esseri umani. Quando ci accorgiamo che qualcosa non va, la malattia potrebbe essere già in fase avanzata”.
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L’organizzazione no-profit People for the Ethical Treatment of Animals Asia ha condannato duramente l’accaduto attraverso un comunicato sulla propria pagina Facebook: “Tiger Kingdom è un’organizzazione a scopo di lucro che sfrutta le tigri per denaro. Per anni, la PETA ha lanciato l’allarme su questa struttura arcaica. Le tigri trascorrono la loro vita confinate e incatenate, trascinate fuori solo per posare per le foto, dove molte appaiono così innaturalmente docili da sollevare seri dubbi sul fatto che siano state drogate”.
L’organizzazione ha aggiunto con tono severo: “Queste tigri sono morte come hanno vissuto: nell’infelicità, nella prigionia e nella paura. È ora che il governo thailandese chiuda queste attività una volta per tutte. La PETA è pronta ad aiutare a trasferire gli animali rimanenti in santuari affidabili dove potranno finalmente correre, esplorare e comportarsi come tigri per la prima volta”.
La Thailandia ospita numerosi zoo dove i grandi felini sono costretti a trascorrere una vita innaturale, e da molti anni queste strutture vengono accusate di traffico e maltrattamento degli animali. Non si tratta purtroppo del primo episodio drammatico che riguarda questo zoo: già nel 2019 le associazioni animaliste avevano denunciato che 86 delle 147 tigri salvate dal Tiger Temple erano morte nel giro di 3 anni sotto la custodia del governo, mentre nell’ottobre 2004 un’epidemia di influenza aviaria nello Sriracha Tiger Zoo nella provincia di Chonburi aveva causato la morte o l’eutanasia di 147 delle 441 tigri presenti.
A livello internazionale, altri episodi simili hanno coinvolto tigri in cattività: nel 2024, 47 tigri e tre leopardi sono morti nel sud del Vietnam dopo aver contratto l’influenza aviaria. In quel caso, le carcasse di pollo fresco somministrate agli animali erano state identificate come la fonte più probabile dell’infezione.
L’epidemia di Chiang Mai riaccende il dibattito sulla legittimità degli zoo commerciali che utilizzano animali selvatici come attrazioni turistiche, costringendoli a vivere in spazi ristretti, in condizioni di stress costante e privandoli della possibilità di esprimere i loro comportamenti naturali. Gli esperti di conservazione sottolineano come queste strutture, presentate come centri di educazione e protezione, siano in realtà attività commerciali che antepongono il profitto al benessere animale.
Le autorità thailandesi non hanno ancora fornito una tempistica precisa per la riapertura del Tiger Kingdom né hanno chiarito definitivamente quale sia stata la causa esatta dei decessi. Nel frattempo, dei team veterinari continuano il monitoraggio degli animali sopravvissuti, mentre le principali organizzazioni internazionali per i diritti degli animali chiedono interventi legislativi più stringenti per regolamentare o chiudere definitivamente questo tipo di strutture.



